Domenica, 20 Ottobre 2019
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LA PROPOSTA

Voto ai sedicenni, arrivano i "sì" di Conte, Di Maio e Zingaretti

Nel giorno in cui la Lega deposita il suo referendum - forte del sì di 8 consigli regionali -per abrogare la parte proporzionale dal Rosatellum, sul tavolo delle riforme viene aperto un altro dossier, quello del voto ai sedicenni. A proporlo è stato l’ex premier Enrico Letta, e l'adesione è giunta subito sia dal premier Giuseppe Conte, che dai leader dei due principali leader della maggioranza, Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti. E nonostante i primi attacchi via social, anche la Lega, ha fatto sentire il proprio sì, per altro in coerenza con proposte da lei avanzate in passato. Secondo Letta attribuire il voto ai sedicenni significherebbe dire ai ragazzi impegnati a favore dell’ambiente «vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi».

Concetto che sottolinea anche Carlo Calenda: «il peso degli elettori meno giovani è preponderante e questo incide su una politica troppo a breve termine». E in effetti molte scelte politiche del passato fatte a debito si traducono in tasse sui giovani o sulle future generazioni senza che questi ne abbiano alcun beneficio. In favore di questa complessa riforma si sono dichiarati subito Luigi Di Maio «I giovani vanno rispettati e ascoltati") e Nicola Zingaretti ("Ora è il tempo") e anche il premier Conte: "Non è iniziata ancora una riflessione di governo ma potremmo farla: anzi forse sarebbe più utile che la si facesse in sede parlamentare».

Dalle opposizioni il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo ha ricordato che il suo partito aveva avanzato proposte in merito già nella precedente legislatura. A livello parlamentare nei gruppi della maggioranza c'è in realtà una certa freddezza come ha fatto capire il capogruppo del Pd Graziano Delrio. Infatti c'è la preoccupazione che questo nuovo capitolo possa rallentare la legge che attribuisce il voto ai diciottenni al Senato, già approvata dalla Camera e in procinto di essere esaminata dal Palazzo Madama. Sulla ammissibilità della richiesta di referendum promosso dalla Lega, e plasticamente depositata in cassazione da Roberto Calderoli, dovrà pronunciarsi a gennaio la Corte costituzionale.

Dalla maggioranza (con Stefano Ceccanti e Dario Parrini del Pd) e da + Europa con Andrea Mazziotti, si sottolinea, sulla scorta dei pareri di vari costituzionalisti, che la Consulta difficilmente darà il via libera al referendum. Federico Fornaro, capogruppo di Leu, al di là di questo aspetto critica sia i Consigli Regionali che si sono «piegati al diktat" della Lega, sia il modo di impostare il dibattito sulla legge elettorale in termini di scontro. E anche da Fi ci sono i distinguo, come quello di Francesco Giro. Guai potrebbero arrivare per gli otto governatori del centrodestra: l’avvocato Felice Besostri, preannuncia una azione di responsabilità erariale. Gli otto, infatti dovranno spendere del fondi regionali per sostenere le spese legali a sostegno del Referendum, senza che la legge elettorale nazionale interessi i problemi dei cittadini delle loro Regioni.

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