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Renzi a Conte: "Siamo a un bivio, no al populismo". Il premier: "La maggioranza c'è"

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Matteo Renzi

«Glielo diciamo in faccia: siamo a un bivio». E poi una sorta di ultimatum: «Se sceglierà la strada del populismo non avrà al suo fianco Italia viva».

Il sentiero della maggioranza si fa più stretto, Matteo Renzi intervenendo al Senato sulla 'fase duè non toglie la fiducia all’esecutivo ma non esclude di poterlo fare più avanti. Non ora, ribadiscono i suoi. L’emergenza sanitaria è ancora in corso e Italia viva garantirà i propri voti sul decreto liquidità. Ma la situazione potrebbe precipitare già prima di giugno. Dal 18 maggio - data indicata dal presidente del Consiglio per una 'verificà sulle riaperture in base ai dati del contagio - si tireranno le somme. L’ex presidente del Consiglio si è consultato di primo mattino con i suoi, dialogando sulla chat interna, ha subito fatto capire che la 'difesà di Conte - dall’utilizzo dei Dpcm alla gestione della pandemia - non gli è piaciuta. E allora ha deciso di attaccare, di perorare la causa di coloro i quali spingono per una 'verà fase due, piccole e medie imprese in primis. Servono risposte - questo l’incipit - «in nome della libertà e della verità: gli italiani per l’emergenza sanitaria sono in uno stato che ricorda gli arresti domiciliari. Non ne usciamo con un paternalismo populista o una visione priva di politica. Nessuno le ha chiesto di riaprire tutto, abbiamo chiesto riaperture con gradualità e proporzionalità».

Il Pd si ritiene in qualche modo soddisfatto per le aperture di Conte sull'ipotesi delle 'differenziazionì regionali e sul 'piano infanzià ma nei gruppi parlamentari c'è chi non nasconde il proprio malessere. E Renzi ha deciso - spiega un esponente di Italia viva - di 'puntarè proprio su quella parte dei dem, per arrivare - se non ci sarà un cambio di passo - ad un nuovo governo con un nuovo premier.

(AGI) - Roma, 30 apr. - Nel mirino non ci sono singoli ministri oppure il Movimento 5 stelle. Ma direttamente il presidente del Consiglio: «Le libertà costituzionali vengono prima di lei - si rivolge Renzi a Conte -. Lei non le consente, le riconosce. Io ho negato a Salvini i pieni poteri: non l’ho fatto per darli ad altri». Ed ancora: «Non basta giocare su paura e preoccupazione. C'è una ricostruzione da fare che è devastante e richiederà visione e scelte coraggiose».

Il presidente di Iv Rosato alla Camera era stato altrettanto duro: «I prossimi Dpcm venga ad illustrarli qui in Aula, anche di domenica sera e in diretta televisiva. La democrazia ha una caratteristica, quella di evitare che ci sia uno solo al comando». E’ una rottura anche nei rapporti: «Nemmeno durante il terrorismo abbiamo derogato così tanto alla Costituzione», l’affondo del senatore di Scandicci.

Il pressing affinchè si allentino le misure restrittive è sempre più forte: «Nn siamo dalla parte del Coronavirus quando diciamo di riaprire, onoriamo quei morti - premette Renzi -. La gente di Bergamo e Brescia che non c'è più, se potesse parlare ci direbbe di riaprire. Non possiamo abdicare ai virologi, non possiamo chiedere loro come combattere la disoccupazione, tocca alla politica».
«Lo dico in maniera chiara, a costo di apparire impopolare. Il governo - così il presidente del Consiglio nei suoi interventi alla Camera e al Senato - non può assicurare in modo immediato il ritorno alla normalità. Non possiamo permettere che gli sforzi compiuti risultino vani per imprudenze compiute in questa fase così delicata». Conte aveva spiegato che «iniziative che comportano misure meno restrittive non sono possibili», sono «in contrasto con le norme nazionali» e quindi «sarebbero da considerarsi a tutti gli effetti illegittime». «Ora è il momento di agire, di prevenire e non di rincorrere. Questa è la politica», la tesi contrapposta di Renzi.

Un bilancio dello scontro a palazzo Madama cerca di tracciarlo La Russa di Fdi: Caro Presidente, dopo l’intervento di Renzi le comunico che non ha più una maggioranza. Il leader di Italia Viva le ha detto, come io ti ho creato, io ti distruggo».

Renzi chiede al governo di abbandonare il populismo e fare politica? «E' quello che stiamo facendo, non c'è alcun ultimatum», risponde il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lasciando il Senato. La maggioranza quindi esiste ancora? «Sì», assicura il premier.

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