Lunedì, 25 Ottobre 2021
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IL PUNTO

Crisi di Governo, Draghi alla stretta finale: da domani secondo giro di consultazioni

A poche ore dal conferimento dell’incarico Mario Draghi allarga il perimetro della maggioranza: assicura lealtà il M5s e ci sta, senza porre «veti e condizioni», anche la Lega. La dote del Recovery plan, con oltre 200 miliardi da gestire, è troppo ghiotta per restarne fuori. L’ex presidente Bce al momento può contare su un sostegno che va oltre la formula Ursula: ma se e come includere il partito di Matteo Salvini non è una carta facile da giocare.

Lunedì e martedì secondo giro di consultazioni

I vertici del Pd ribadiscono il proprio appoggio ma sedere accanto all’avversario di sempre fa emergere qualche nervosismo nel partito. Che va sommato allo scetticismo di LeU e alle divisioni che attraversano i 5s. Tutti ora guardano a Draghi e alla sintesi di cui si dovrà fare carico. Terminato il primo giro di consultazioni, lunedì e martedì il premier incaricato si appresta a farne un secondo: lo schema è identico, prima le forze più piccole, poi i partiti più grandi ma i tempi sono meno dilatati. E partirà anche il dialogo con le parti sociali. Squadra e programma sono tutti da comporre. Draghi ha chiesto «fiducia» ai propri interlocutori, che ora attendono che scopra le carte. Si tratta di capire se l'esecutivo avrà una prevalenza di tecnici, se saranno di area e dunque legati ai partiti, o se entreranno direttamente esponenti delle varie forze politiche. E se il programma avrà un respiro ampio, di legislatura o un orizzonte più ristretto con pochi punti all’ordine del giorno. Nei prossimi giorni la lista dei ministri, entro venerdì il giuramento.

 

Crimi: "Il reddito di cittadinanza non si tocca"

Grillo, che è sceso a Roma e ha partecipato alle consultazioni per blindare il Movimento, traccia intanto alcune linee. Ambiente e giovani sono i due capisaldi per il fondatore dei 5s, che davanti ai suoi nel corso del vertice alla Camera, invoca addirittura Radio Londra come segno della «resistenza». Dura un’ora il colloquio con il premier incaricato e quando il capo politico Vito Crimi esce la virata verso il sì è chiara: "Abbiamo ribadito il concetto che quando e se si formerà un nuovo governo noi ci saremo sempre con lealtà". I cinquestelle rivendicano la misura bandiera del reddito di cittadinanza, che sono pronti a difendere a spada tratta. Hanno già chiesto un governo politico e una maggioranza solida, ora sottolineano la necessità di una visione «solidale, ambientalista, europeista». Grillo che per ragioni di protocollo non parla davanti alle telecamere al termine dell’incontro con Draghi pubblica un post su Fb. Cita Platone e lascia a chi legge la scelta della chiave interpretativa: «Voler accontentare tutti è una via per l'insuccesso», scrive. C'è chi legge queste parole come un messaggio interno, un invito a non rimanere ostaggio delle posizioni anti Draghi. Come quella di Di Battista, che resta contrario e che potrebbe trascinare con sé qualche senatore. Ma c'è anche chi tra le forze politiche pensa sia un avviso contro un governo di tutti, che includa anche la Lega. Con cui pure il Movimento ha governato, con Conte presidente del Consiglio. Che oggi ha preso parte al vertice pentastellato, scegliendo però la linea del riserbo: «non guardiamo ai destini personali - dice ai cronisti - guardiamo al bene del Paese».

Salvini: "Come nel Dopoguerra, Meloni non si isoli"

«A differenza della sinistra noi non mettiamo veti, preferiamo ragionare sul programma e confrontarci sulle idee». Secondo il leader della Lega, Matteo Salvini, intervistato dal Messaggero, «per uscire dalla crisi tutti dovrebbero mettere il bene dell’Italia davanti all’interesse di partito». Chiede di «ragionare con uno spirito unitario» e fa il paragone con i Dopoguerra: «Comunisti, democristiani, socialisti e azionisti devono essere un modello: si misero d’accordo, dopo la seconda guerra mondiale, per fare poche cose, fatte bene, nell’interesse del Paese. Per poi tornare a confrontarsi nelle elezioni». «Col professore - dice Salvini dopo il colloquio con il premier incaricato Draghi - abbiamo parlato di vita reale, di taglio di tasse e burocrazia, di apertura di cantieri fermi e di un piano vaccinale serio, di sicurezza e di soldi europei da spendere bene. Sono soldi che dovranno essere usati entro il 2026 e restituiti entro il 2056, siamo il primo partito italiano e vogliamo che il futuro dei nostri figli venga messo in sicurezza». «Draghi - aggiunge - non è Monti». Alla domanda se pensi a un governo di legislatura o a una staffetta per il Colle, con elezioni anticipate, Salvini replica che sono "discorsi prematuri. Prima vediamo se e come parte il governo. Vogliamo riempire di cose buone il tempo che separa gli italiani dal voto. E Draghi ha un’idea dell’Italia che, per diversi aspetti, coincide con la nostra». A Meloni, che ha annunciato che resterà fuori dal governo, dice: «non condivido la sua scelta di isolarsi e di dire no. È il momento della responsabilità e del coraggio, non della paura».

Dopo l’apertura di Forza Italia, arriva dunque anche quella ufficiale di Matteo Salvini. Il leader leghista lo dice chiaramente: ha parlato con tanti imprenditori ma anche con i suoi al partito, e tutti gli hanno chiesto di non restare sugli spalti mentre si gioca la partita del Recovery plan. L’obiettivo è ridisegnare le infrastrutture materiali e immateriali del Paese e i governatori della Lega non vogliono rimanere esclusi. Sostiene Salvini di avere con Draghi un’idea «comune» di Italia e smorza anche le posizioni più antieuropeiste: «Noi siamo in Europa e vogliamo far parte di un governo che difenda a Bruxelles a testa alta anche gli interessi dell’Italia», dice attirandosi il sarcasmo del Pd. «Primo effetto Draghi. Salvini europeista in 24h», commenta il vicesegretario del Pd Andrea Orlando. Una sintonia, quella con il premier incaricato, che Salvini dice di registrare anche sulla lotta al Covid: c'è la necessità di «tornare a vivere». Una «riflessione fatta da Draghi e da noi condivisa».

Renzi: "Con la crisi ho reso un servizio al Paese"

«Quando abbiamo aperto la crisi, nessuno ne capiva il motivo. Si dava per scontato che la pandemia dovesse chiudere ogni spazio di dibattito politico. E io non riuscivo a spiegare il senso di quello che stavamo facendo», eppure «è semplice. All’Italia arrivano 209 miliardi, tanti soldi quanti mai ne abbiamo avuti: e secondo me Conte non era la persona giusta per spenderli. Draghi sì». Matteo Renzi, intervistato da Qn, ora si dice «rilassato» e «felice. Si è chiusa per me la partita più difficile della mia esperienza politica. Anche umanamente». «Mi sono preso un sacco di insulti, dicevano che pensavo ai posti da ministro», afferma, invece «oggi chiunque capisce che Italia Viva, nella coalizione di governo, conta molto meno di prima. È ovvio che in una maggioranza più ampia abbiamo meno potere interdittivo. Ma io sono molto più felice adesso. Ho fatto un sacrificio personale per il bene del Paese». A suo avviso il governo Draghi sarà «una straordinaria occasione, e non solo perché sapremo come spendere i soldi del Recovery. Draghi potrà fare dell’Italia una guida europea. Ci pensi: la Merkel scade in settembre di quest’anno e Macron nell’aprile dell’anno prossimo, anche se mi auguro che verrà rieletto. La nostra legislatura scade nel marzo del 2023. Ecco, in questo periodo la figura più forte in Europa sarà il presidente del Consiglio italiano». «L'Italia - conclude - ora ha tutto per uscire dalla crisi. Ha i soldi e ha la guida giusta. Se tutti remiamo nella stessa direzione ce la faremo».

Meloni: "Noi mai con Pd e M5s, fuori per il bene dell'Italia"

«Non governo con Pd e 5 Stelle. E’ una promessa fatta a tutti gli italiani che ci sostengono e una regola che vale pure se il premier è Mario Draghi: del resto, da persona seria qual è, non ha cercato minimamente di convincermi": lo ha affermato la leader di FdI. Giorgia Meloni, in un’intervista a Libero. «Ci possono essere una serie di motivi per i quali Matteo Salvini e la Lega hanno reputato più vantaggioso sostenere Mario Draghi che non porsi con noi all’opposizione, come sarebbe più naturale e probabilmente più affine al loro elettorato», ha osservato meloni, «mon entro nelle loro dinamiche perchè la caratteristica di FdI è sempre stata quella di non fare tatticismi ed essere molto chiara sul no a ogni forma di inciucio».

Bini Smaghi: "Priorità sarà riscrivere Recovery

«Riscrittura del Recovery plan, riforme strutturali, uscita dal blocco dei licenziamenti preparata dalla riforma degli ammortizzatori sociali": sono queste le priorità per il futuro governo Draghi secondo Lorenzo Bini Smaghi, economista, ex membro del board Bce. In un’intervista a La Repubblica, Bini Smaghi si è detto fiducioso che «se l’Italia riprenderà a crescere e adotterà una visione di medio periodo nella conduzione della politica economica, il problema del debito si risolverà da solo». Una sorta di riscrittura del Recovery Plan e le riforme strutturali «sono sicuramente le priorità per i prossimi mesi, perchè senza queste misure non riusciremo ad ottenere i 209 miliardi del Recovery Plan», ha aggiunto, «accedere a queste risorse sarà la principale misura del successo del nuovo esecutivo». L’incarico a Draghi ha già determinato una riduzione dello spread, ha osservato l’economista, e questa «proseguirà quando Draghi formerà il governo, otterrà la fiducia in Parlamento e comincerà a prendere decisioni nell’interesse del Paese. «Se si riuscisse poi ad avere un periodo di stabilità politica, intorno ad obiettivi condivisi, lo spread italiano si ridurrebbe ancor più velocemente».

Lagarde: "Draghi rilancerà l'economia italiana con l'aiuto dell'Ue"

Mario Draghi saprà «rilanciare l’economia italiana con il sostegno dell’Europa": è la convinzione espressa dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, in un’intervista
al Journal du Dimanche. Il fatto abbia accettato la sfida «di fare uscire il suo Paese dalla crisi economica e sociale mentre l’Italia è il Paese più colpito dalla pandemia nell’area dell’euro è un’opportunità per l’Italia e un’opportunità per l’Europa», ha osservato Lagarde. «Ho piena fiducia sul fatto che Mario Draghi possa compiere questo compito. Ha tutte le qualità richieste, la competenza, il coraggio, l’umiltà necessaria per riuscire in questa nuova mission: rilanciare l’economia italiana con il sostegno dell’Europa», ha aggiunto.
Sulle prospettive dell’economia europa «restiamo convinti alla Bce che il 2021 sarà un anno di ripresa», ha detto la numero uno della Bce, «la ripresa economica è stata ritardata ma non abbattuta. E’ ovviamente attesa con impazienza».
"Anticipiamo un’accelerazione intorno a metà anno anche se le incertezze persistono», ha aggiunto, «non siamo al riparo di rischi ancora sconosciuti. Dobbiamo essere lucidi: non ritroveremo prima di metà 2022 i nostri livelli di attività economica pre pandemia».

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