Domenica, 09 Maggio 2021
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IN AULA

M5s "chiama" ddl Zan in Aula, "controtesto" della Lega

Dalle piazze al Parlamento la necessità di una legge sull'omotransofobia continua ad accendere il dibattito politico e sociale. In Senato Salvini annuncia per domani una "controproposta" di legge alternativa al ddl Zan e il Movimento 5 stelle controbatte con una raccolta di 33 firme necessarie a bypassare la commissione Giustizia e a portare con procedura d’urgenza il provvedimento direttamente nell’Aula di palazzo Madama. Lo scontro tra gruppi parlamentari potrebbe dunque spostarsi dalla commissione direttamente in Assemblea dove i senatori sarebbero costretti a esaminare il ddl Zan, approvato dalla Camera lo scorso novembre.

In commissione intanto i disegni di legge depositati sul tema diventano 8: il ddl Zan; due delle pentastellate Alessandra Maiorino e Elvira Evangelista; uno di Julia Unterberger (Autonomie), quello della dem Monica Cirinnà, quello del Carroccio e due presentati in serata dai senatori azzurri Licia Rozulli e Lucio Malan. La mossa a sorpresa dei 5s scombina i programmi del presidente della commissione Giustizia, il leghista Andrea Ostellari che intendeva congiungere i ddl assegnati alla commissione e aveva già annunciato il suo cronoprogramma: "Giovedì incardinerò il ddl Zan, stenderò la relazione relativa a tutti i testi sul tavolo e aprirò la discussione in commissione Giustizia». Schermaglie parlamentari a parte, il vero nodo di questa battaglia è sull'identità di genere. All’articolo uno del ddl Zan si parla infatti di "identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso».

Nei giorni scorsi anche la Conferenza episcopale si era detta disposta al dialogo a patto che non venisse toccata «l'unicità della famiglia, costituita dall’unione dell’uomo e della donna». In sostanza è la stessa cosa ribadita da Salvini nel testo della Lega, «solo tre articoli», spiega, un «testo snello» che dà «il via libera all’inasprimento delle pene, ma toglie la questione dei bambini, della scuola e tutto ciò che comporta la censura e i reati di opinione».

La proposta di legge del Carroccio, sottolinea Salvini, inserisce tra le aggravanti comuni, previste all’articolo 61 del codice penale, quella «per discriminazione e aggressione anche sull'orientamento sessuale». Il ddl Zan invece, modifica l’articolo 604 bis del codice penale, proponendo di punire chi propaganda e istiga a delinquere, non solo per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, ma anche «per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere o sulla disabilità». Sulla linea leghista il Centrodestra sembra compatto, ma non ancora pronto a un testo comune. Dal senatore Alberto Balboni di Fratelli D’Italia la prima precisazione: «Il testo della Lega è un’iniziativa autonoma del senatore Ostellari che non ha ritenuto di condividere con noi».

La scorsa settimana da Forza Italia era arrivato il secco no di Antonio Tajani al ddl Zan. E oggi l’azzurra Licia Ronzulli invita a superare "inutili steccati ideologici per approvare velocemente una norma, senza il rischio di incorrere in una assurda distinzione tra discriminazioni di serie a e serie b». Pd e M5s marciano invece uniti per ottenerne l’approvazione. Elena Maiorino (M5s) promotrice della raccolta firme per andare direttamente in Aula annuncia: «chiederemo alle altre forze politiche di sottoscrivere la richiesta».

E il dem Franco Mirabelli non esclude questa ipotesi «nel momento in cui proseguisse l’atteggiamento ostruzionistico della Lega». Tuttavia anche all’interno del Pd si fa strada qualche distinguo tra chi, come Monica Cirinnà, vorrebbe approvare subito il ddl così come è e chi invece vorrebbe emendare almeno il riferimento a sesso e genere e tornare solo a orientamento sessuale per evitare che il ddl Zan comprenda anche le donne. Proposte emendative, a quanto si apprende, arriverebbero anche da Italia viva, che si dice però disposta a ritirarle se i lavori subissero rallentamenti. Sul tema interviene anche la ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti che rassicura: «nessun passo indietro, Iv cerca una sintesi tra le parti».

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