Venerdì, 07 Ottobre 2022
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Approvato il Def, 5 miliardi per le famiglie. Draghi: "Preferite la pace o i condizionatori accesi"

Mario Draghi chiede unità e governabilità ad una maggioranza spesso litigiosa. E’ quello che si aspettano gli italiani, afferma, ed è l’unico modo per consentire all’esecutivo di affrontare le due principali sfide all’orizzonte: le ripercussioni della guerra in Ucraina, con le emergenze sociali ed economiche che si porta dietro, e il Pnrr con le riforme ancora da terminare. Il premier parla in conferenza stampa dopo l’approvazione del Def, auspicando «una strada comune» anche con le imprese e i sindacati, perché il paese è «sotto attacco» su vari fronti: «inflazione, caro energia, mancanza di materie prima, guerra».

Ai partiti che sostengono l’esecutivo, divisi su dossier importanti come il fisco e il Csm, a chi reclama nuovi interventi come uno scostamento di bilancio o l’aumento dei prelievi sugli extraprofitti, Draghi invia un messaggio chiaro: "Ho molta fiducia nella capacità di capire prima di tutto la drammaticità della situazione, e poi la necessità di agire e rispondere sostenendo imprese, famiglie e soprattutto le fasce povere». Quindi ribadisce la promessa, fatta già ai suoi ministri nel pomeriggio: «Faremo tutto ciò che è necessario per aiutare famiglie e imprese all’interno della cornice europea. La disponibilità del governo c'è ed è totale». Il presidente del Consiglio, quindi, dà una sferzata anche al dibattito in corso sulle sanzioni alla Russia, su cui l’Italia, ribadisce, è completamente allineata alle decisioni di Bruxelles: «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre. Se l’Ue ci propone l'embargo sul gas, siamo contenti di seguire. Quello che vogliamo è lo strumento più efficace per la pace. Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace», l'affondo.

Poi, rassicura, anche senza il gas russo «fino a fine ottobre siamo coperti, le conseguenze non le vedremmo fino all’autunno». Per ora l’embargo del gas di Mosca non è sul tavolo, ma il quadro è in continua evoluzione: «Quanto più diventa orrenda la guerra tanto più i paesi alleati si chiedono cosa possa fare questa coalizione per indebolire la Russia e permette a Kiev di sedersi al tavolo della pace». Quindi, alla vigilia dell’incontro con il primo ministro olandese Mark Rutte, il capo del governo parla anche della risposta comunitaria sull'energia: "Ci sarà una proposta che uscirà fra pochi giorni», «ci sono punti di vista diversi fra noi, la Germania e l’Olanda». Ad esempio sul tetto comune al prezzo del gas, cavallo di battaglia dell’Italia. «Continuiamo a discutere» ma «non possiamo solo aspettare», l’intenzione è andare avanti con provvedimenti "nazionali», afferma.

Cosa prevede il Def

Il Documento tiene conto del peggioramento del quadro economico determinato da diversi fattori, in particolare l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’aumento dei prezzi dell’energia, degli alimentari e delle materie prime, l’andamento dei tassi d’interesse e la minor crescita dei mercati di esportazione dell’Italia. Tali fattori sono oggi tutti meno favorevoli di quanto fossero in occasione della pubblicazione della Nota di aggiornamento al DEF (NADEF) nello scorso settembre.
In tale scenario, la previsione tendenziale di crescita del prodotto interno lordo (PIL) per il 2022 scende dal 4,7% programmatico della NADEF al 2,9%, quella per il 2023 dal 2,8% al 2,3%.

Il disavanzo tendenziale della pubblica amministrazione è indicato al 5,1% per quest’anno; scende successivamente fino al 2,7% del PIL nel 2025. Gli obiettivi per il disavanzo contenuti nella NADEF sono confermati: il 5,6% nel 2022, in discesa fino al 2,8% nel 2025. Vi è quindi un margine per misure espansive (0,5 punti percentuali di PIL per quest’anno, 0,2 punti nel 2023 e 0,1 punti nel 2024 e nel 2025). Questo spazio di manovra sarà utilizzato dal Governo per un nuovo intervento con diverse finalità, in particolare per contenere il costo dei carburanti e dell’energia per famiglie e attività produttive, potenziare gli strumenti di garanzia per l’accesso al credito delle imprese, integrare le risorse per compensare l’aumento del costo delle opere pubbliche e ripristinare alcuni fondi utilizzati a parziale copertura del recente decreto-legge 1 marzo 2022, n. 17. Per effetto di questi interventi, la crescita programmatica sarà lievemente più elevata di quella tendenziale, soprattutto nel 2022 e nel 2023 (3,1% e del 2,4%), con riflessi positivi sull'andamento dell’occupazione. Il rapporto debito/PIL nello scenario programmatico diminuirà quest’anno al 147,0%, dal 150,8% del 2021, per calare poi progressivamente fino al 141,4% nel 2025.
La decisione di confermare gli obiettivi programmatici di disavanzo testimonia l’attenzione verso la sostenibilità della finanza pubblica. Al contempo, per il Governo resta imprescindibile continuare a promuovere una crescita economica elevata e sostenibile. Laddove necessario, il Governo non esiterà a intervenire con la massima determinazione e rapidità a sostegno delle famiglie e delle imprese italiane.

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