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TATTICA E NON SOLO

Accordo saltato tra Letta e Calenda. Narcisismo dei cespugli?

di
Sicilia, Politica
Enrico Letta e Carlo Calenda

S’era pure “castrato”, Letta. Concedendo ad Azione e a +Europa il 30% dei candidati nei collegi nominali, malgrado Calenda e Bonino potessero vantare il 4,9% dei consensi potenziali. Sacrificato a tal punto, Letta, che un altro 20% di collegi lo ha riconosciuto a Sinistra italiana e Verdi (4,1% nelle intenzioni di voto) e, per sovrappiù, l’8% alla pattuglia di Di Maio e Tabacci, accreditati dell’1% o poco più. Insomma, pur di costruire un campo ampio del centrosinistra, naufragato quello largo inseguito con i 5Stelle, il Pd s’era svenato. Non è bastato, perché Calenda ha fatto saltare il banco: «Mai con chi ha sfiduciato Draghi per 54 volte e non vuole i rigassificatori e i termovalorizzatori».
E se invece queste motivazioni altro non fossero che una foglia di fico per coprire tatticismo e narcisismo? Calenda, come Renzi del resto, è un uomo cui non fa difetto l’intelligenza. Ha cercato di dettare la linea elettorale e programmatica al partito-guida del centrosinistra, accreditato del 23% dei voti. Calenda ne può esibire, in via presuntiva, un quinto ma ha preteso l’en plein: inaccettabile per il Nazareno su un piano di principio. Con Renzi il fondatore di Azione ha molte cose in comune. Si sono abbeverati alla fonte del Pd, hanno fatto carriera politica nel Pd, si sono resi protagonisti di scissioni nel Pd, portando via in tempi pressoché contestuali pattuglie di parlamentari. Renzi dopo le Politiche del 2018, Calenda dopo le Europee del 2019, che lo videro eletto a Strasburgo come capolista Dem nel collegio Italia nord-est.
Sia Calenda che Renzi subodorano la sconfitta del centrosinistra a settembre, da qui la tentazione di correre in solitaria: raggiungere il 3% come lista potrebbe non essere un problema per Azione, a Renzi serve uno sforzo. Nel proporzionale qualche seggio arriverebbe, quanto agli uninominali in alcuni collegi in bilico si potrebbe dar corso a un patto di desistenza con il Pd. Correre insieme, di contro, costringerebbe Azione e Iv a raggiungere il 10%, ecco perché - forse - Calenda e Renzi non si metteranno insieme. Tatticismo, non senza narcisismo.

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