Martedì, 28 Settembre 2021
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CORONAVIRUS

Dove viene prodotto il vaccino AstraZeneca?

Dove viene prodotto il vaccino AstraZeneca?  AstraZeneca è un'azienda biofarmaceutica anglo-svedese ed ha sviluppato il vaccino anti-Covid presso il Jenner Institute dell'Università di Oxford in collaborazione con la società AstraZeneca e l'italiana Irbm Science Park.

Per la produzione del vaccino AstraZeneca si affida a una rete globale di oltre 20 partner che operano in siti di realzizazione e approvvigionamento sia a livello europeo (in Paesi quali Italia, Spagna, Belgio, Germania) sia a livello globale (USA, Australia, India, Cina, Argentina, Brasile, Russia, Giappone, Corea del Sud) e si impegna a garantire che queste strutture lavorino 24 ore su 24 rispettando i più elevati standard di qualità per far fronte a una richiesta senza precedenti e a un grandissimo bisogno a livello globale.

Ogni lotto di vaccino viene sottoposto a rigorosi test nel corso di ogni fase del processo di produzione per garantire che risponda ai massimi standard di sicurezza, purezza ed efficacia specificati all’interno dei protocolli di produzione e per garantire la comparabilità tra i siti della nostra rete di produzione. Nulla è lasciato al caso.

La storia del vaccino AstraZeneca

A seguito di una rigorosa valutazione dei dati di qualità, sicurezza ed efficacia, il 29 gennaio 2021 l’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) ha raccomandato il rilascio di un’autorizzazione condizionata all’immissione in commercio del vaccino sviluppato da Università di Oxford e AstraZeneca, per la prevenzione del COVID-19 nelle persone di età pari o superiore a 18 anni.

Si tratta del terzo vaccino anti COVID-19, dopo quello prodotto da Pfizer/BioNTech (approvato il 21 dicembre) e quello prodotto da Moderna (approvato il 6 gennaio 2021), autorizzato alla commercializzazione dalla Commissione europea, dopo il parere positivo di EMA.

 

Le caratteristiche

Rispetto ai vaccini di Pfizer/BioNTech e Moderna, entrambi a base di mRNA, quello di AstraZeneca e Università di Oxford sfrutta un approccio diverso per indurre la risposta immunitaria dell’organismo verso la proteina spike. In particolare, si tratta di un vaccino a vettore virale che utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, non più in grado di replicarsi, come vettore per fornire le istruzioni per sintetizzare la proteina spike di SARS-CoV-2. Una volta prodotta, la proteina può stimolare una risposta immunitaria specifica, sia anticorpale che cellulare. La tecnologia è la stessa alla base del primo vaccino approvato per Ebola alla fine del 2019.

Alla produzione del vettore adenovirale ha collaborato la Advent-IRBM di Pomezia. Rispetto ai vaccini a mRNA, questa tecnologia presenta una maggiore stabilità che non richiede temperature eccessivamente basse per la conservazione e il trasporto. Sono in corso studi per testare l’applicazione della stessa tecnologia contro altri virus, tra cui HIV e Zika.

 

I trial clinici di riferimento

I risultati combinati di 4 studi clinici randomizzatiin doppio cieco, condotti due nel Regno Unito e due rispettivamente in Brasile e Sudafrica, hanno mostrato che il vaccino COVID-19 AstraZeneca è sicuro ed efficace nel prevenire la malattia sintomatica nelle persone a partire dai 18 anni di età.

 

Questi studi hanno coinvolto complessivamente oltre 20.000 persone. I partecipanti, di età ≥18 anni sono stati randomizzati e assegnati a uno di due gruppi: gruppo di soggetti che hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca o gruppo di controllo che hanno ricevuto vaccino antimeningococcico coniugato ACWY o soluzione salina, con un rapporto di allocazione 1:1.

Per il gruppo assegnato a ricevere il vaccino, il protocollo prevedeva la somministrazione di due dosi da circa 5 × 1010 particelle virali ciascuna, a distanza di 28 giorni l’una dall’altra. In uno dei due studi condotti nel Regno Unito, i partecipanti hanno ricevuto per errore soltanto mezza dose durante la prima somministrazione; mentre hanno ricevuto la seconda dose intera e hanno continuato a prendere parte allo studio.

Dati di sicurezza

I dati di sicurezza si basano su un'analisi ad interim di dati aggregati dei quattro studi clinici di riferimento. Al momento dell'analisi, 23.745 partecipanti di età ≥18 anni erano stati randomizzati e avevano ricevuto COVID-19 Vaccine AstraZeneca o il controllo. Di questi, 12.021 hanno ricevuto almeno una dose di vaccino AstraZeneca e 8.266 hanno ricevuto due dosi. La durata mediana del follow-up è stata di 62 giorni dopo la seconda dose.

Le reazioni avverse osservate più spesso sono state in genere di entità da lieve a moderata e si sono risolte entro pochi giorni dalla vaccinazione. Le più comuni sono state: dolore e dolorabilità nel sito di iniezione, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari, sensazione generale di malessere, brividi, febbre, dolore alle articolazioni e nausea.

Efficacia

L’efficacia clinica del vaccino è stata valutata sulla base dei risultati aggregati di due studi di riferimento, di cui uno condotto nel Regno Unito e l’altro condotto in Brasile. Entrambi gli studi sono ancora in corso.

Sono stati analizzati i dati relativi ai partecipanti di età ≥18 anni che hanno ricevuto due dosi di vaccino (N=6.106) o di controllo (vaccino meningococcico o soluzione salina) (N=6.090). L’intervallo tra le due dosi varia da 3 a 23 settimane ma l'86,1% dei partecipanti ha ricevuto le due dosi entro un intervallo da 4 a 12 settimane. Al momento dell'analisi, il tempo mediano di follow-up post-dose 2 era di 78 giorni.

Tra i partecipanti che hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca con un intervallo tra le dosi compreso tra 4 e 12 settimane, l’efficacia è stata del 59,5%. In totale 218 partecipanti hanno sviluppato la malattia COVID-19 sintomatica confermata virologicamente, almeno 15 giorni dopo la seconda dose, di cui 154 nel gruppo di controllo e 64 nel gruppo dei vaccinati. L’87,0% dei partecipanti aveva un'età compresa tra 18 e 64 anni, il 13,0% era di età pari o superiore a 65 anni e il 2,8% era di età pari o superiore a 75 anni. Un totale di 2.068 partecipanti (39,3%) presentava almeno una malattia concomitante preesistente (obesità, definita come indice di massa corporea ≥30 kg/m², disturbi cardiovascolari, malattie respiratorie o diabete).

Tra i partecipanti che hanno ricevuto e due dosi raccomandate con un intervallo compreso tra 3 e 23 settimane, l’efficacia è stata del 62,6.

L'evidenza mostra che la protezione inizia circa 3 settimane dopo la prima dose di vaccino.

Non sono stati osservati casi di ricovero in ospedale per COVID-19 (≥15 giorni dopo la dose 2) nei partecipanti che hanno ricevuto due dosi di vaccino COVID-19 AstraZeneca; al contrario nel gruppo di controllo sono stati registrati 8 ricoveri, incluso un caso grave.

Tra i partecipanti di età compresa tra 56 e 65 anni, sono stati segnalati 8 casi di COVID-19 nel gruppo vaccinati e 9 casi nel gruppo di controllo; tra i partecipanti di età >65 anni i casi sono stati 2 nel gruppo che aveva ricevuto il vaccino e 6 nel gruppo di controllo.

La valutazione finale dell’EMA

La sicurezza del vaccino è stata dimostrata in tutti e quattro gli studi presi in esame. Per quanto riguarda l’efficacia, l'EMA ha preso in considerazione i risultati dello studio COV002 (condotto nel Regno Unito) e dello studio COV003 (condotto in Brasile). Gli altri due studi, infatti, presentavano meno di 6 casi di COVID-19 ciascuno, dato non sufficiente per misurare l'efficacia del vaccino. Inoltre, l'EMA si è concentrata sui risultati che riguardavano persone che avevano ricevuto la somministrazione di 2 dosi standard, la seconda effettuata dalle 4 alle 12 settimane dopo la prima.

Non sono ancora disponibili dati sufficienti per stabilire il grado di efficacia del vaccino nella popolazione oltre i 55 anni di età. Tuttavia ci si aspetta una protezione, sia sulla base dell'esperienza ottenuta con altri vaccini, sia sulla base della buona risposta immunitaria osservata in questa fascia di età. Poiché esistono informazioni affidabili sulla sicurezza in questa popolazione, gli esperti dell'EMA hanno ritenuto che il vaccino possa essere usato anche negli adulti più anziani. Sono comunque attese ulteriori informazioni dagli studi in corso, che comprendono una percentuale più elevata di partecipanti in questa fascia di età.

Il parere dell’AIFA

Come da indicazione EMA, il 30 gennaio 2021 l’AIFA ha autorizzato in Italia il vaccino AstraZeneca per la prevenzione della malattia COVID-19 nei soggetti con più di 18 anni.

Il vaccino Astra Zeneca mostra un rapporto beneficio/rischio favorevole e rappresenta un’opzione utile per contribuire al contrasto della pandemia. Sebbene i dati a disposizione indichino una efficacia inferiore a quella degli altri due vaccini disponibili, il confronto tra i tre vaccini è difficile, tenuto conto delle diversità delle popolazioni studiate e della necessità di completare gli studi.

In particolare, i dati degli studi registrativi del vaccino AstraZeneca mostrano un livello di incertezza nella stima di efficacia nei soggetti > 55 anni di età, in quanto tale popolazione (nella quale tuttavia si è osservata una buona risposta anticorpale) era scarsamente rappresentata.

Nel tentativo di contestualizzare le migliori condizioni di utilizzo di questo vaccino rispetto agli altri disponibili (BioNTech/Pfizer e Moderna) e in attesa di acquisire altri dati dagli studi clinici, compatibilmente con l’organizzazione della campagna vaccinale e la disponibilità dei singoli vaccini, la Commissione tecnico-scientifica dell’AIFA ha suggerito un utilizzo preferenziale:

  • dei vaccini a mRNA nei soggetti anziani e/o a più alto rischio di sviluppare una malattia grave
  • del vaccino AstraZeneca nei soggetti tra i 18 e i 55 anni. Sulla base dei risultati di immunogenicità e dei dati di sicurezza, il rapporto beneficio/rischio del vaccino risulta comunque favorevole anche nei soggetti di età più avanzata che non presentino specifici fattori di rischio.

Il vaccino di AstraZeneca viene somministrato come ciclo di due iniezioni nel deltoide, a distanza di 4-12 settimane l’una dall’altra. L’AIFA si è riservata di fornire indicazioni puntuali sull’intervallo tra la somministrazione delle due dosi, a seguito di ulteriori approfondimenti.

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