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CORONAVIRUS

Vaccinazione eterologa, c'è ok Aifa. Cos'è e tutto ciò che c'è da sapere. A chi viene somministrata?

Esperti divisi sulla questione del “mix” di dosi. Da una parte c'è chi approva la possibilità di poter stimolare da più fronti gli anticorpi, all'altra chi sostiene che in presenza di pochi dati non può essere praticata in maniera indiscriminata

Via libera dell’Aifa al mix di vaccini (prima dose AstraZeneca, seconda Pfizer o Moderna) per le persone sotto i 60 anni. Sul via libera del Comitato tecnico scientifico alla “vaccinazione eterologa”, come spesso sta accadendo nell'ultimo anno e mezzo (o giù di li) segnato dalla pandemia, si è creata la solita spaccatura: favorevoli e contrari.

Cos'è la vaccinazione eterologa e a chi viene somministrata?

I soggetti al di sotto dei 60 anni a cui è stata somministrata la prima dose del vaccino AstraZeneca potranno effettuare una seconda dose con un vaccino diverso a mRna, ovvero Pfizer o Moderna.

Chi ha adottato la vaccinazione eterologa

L'Italia non il primo Paese europeo ad aver adottato questo tipo di vaccinazione. A rompere il ghiaccio, infatti, sono state Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna. I dati pubblicati a riguardo, dunque, non sono moltissimi, ma c'è già qualcuno che ha intrapreso questa strada.

Esperti divisi sulla questione

L'Agenzia europea dei medicinali Ema (partner, in questa fase, del generale Figliuolo) è favorevole perché la soluzione della vaccinazione eterologa leverebbe di mezzo alcuni fattori di rischio e contribuirebbe a snellire la campagna vaccinale rendendola più fluida e flessibile. L'approccio è semplice: se il nostro sistema immunitario riceve più stimoli indirizzata verso la stessa malattia, l'efficacia diventa maggiore. Altri esperti, invece, seppur mantenendosi prudenti, hanno acceso il semaforo verde perché al momento non sono arrivate indicazioni contrarie a questo tipo di vaccinazione e il mix dovrebbe comunque stimolare la reazione degli anticorpi.

Di segno opposto il parere di altri esperti (come il virologo e direttore di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma, Massimo Andreoni) che ha manifestato forti dubbi, affermando che l'esigenza di creare questo tipo di mix tra vaccini possa essere dettata solo qualora, dopo la prima somministrazione di AstraZeneca, il soggetto abbia manifestato disturbi di natura neurologica. Farlo in maniera indiscriminato in sostanza, sarebbe esagerato. Così si correrebbe il rischio di seguire pista sconosciute. Sulla stessa linea d'onda Andrea Crisanti dell'Università di Padova.

 

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