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SCONTRO ALL'ARISTON

Bugo-Morgan, il "match" a sorpresa che ha infiammato Sanremo

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Sanremo 2020, Bugo, morgan, Sicilia, Sanremo
Bugo e Morgan

«Morgan prima di entrare in scena mi ha insultato pesantemente, non ho visto i fogli che aveva in mano, guardavo dritto. Appena ha cantato la prima frase (“le brutte intenzioni e la maleducazione/la tua brutta figura ieri sera/l'ingratitudine/la tua arroganza”… praticamente il contrario del testo originale, quello in gara) non sapevo come reagire e sono uscito. Non ho pensato “se esco mi buttano fuori”. Marco non solo aveva cambiato la mia canzone, la usava per insultarmi. Ma queste scene non mi appartengono, perciò il primo pensiero è stato scusarmi con Amadeus e la Rai per il disagio e ora sono qua a giustificare la mia buonafede, nel nome dell'amicizia. Nessuno si è chiesto perché la canzone mia la cominciava lui? Il progetto funzionava insieme: una delle gioie di questo Festival era condividerlo con lui».

Si presenta in sala stampa con questa versione Bugo, dopo aver abbandonato il palco (ed essersi sottratto alle domande) nella notte che, stavolta in negativo, ha segnato l'ennesimo record di Amadeus. Dopo cioè che il suo (ex) amico, a sua insaputa, ha sceso le scale e, “manoscritti” alla mano, ha cominciato a cantare un testo che non era quello scritto da Bugo, anzi. Servendosi di quello stesso testo per protestare contro di lui e tutto il “mobbing” subito dal suo entourage nelle ultime settimane. Morale? Mai, nei settant'anni di storia del Festival, si era verificato un caso di eliminazione, peraltro con toni tanto clamorosi.

Ma quello che è successo nella serata di venerdì parte da più lontano. Da certi malumori che si erano manifestati già qualche giorno prima, quando a Valerio Soave - presidente Mescal, manager di Cristian Bugatti ed ex agente dello stesso Marco Castoldi Morgan - sarebbero arrivate insolite richieste da parte di Morgan per partecipare a Sanremo con Bugo, «più l'ultima parola su scelta e arrangiamenti della cover, un delirio».

Tensioni che sono esplose giovedì sera (la terza di Festival, quella dedicata alle cover) quando, parole di Morgan, «Bugo ha violentato Sergio Endrigo cantandolo malissimo. Ignorando le partiture per orchestra che io stesso avevo composto citando Bach, la sua dissonanza. Avrebbe venduto sua madre per arrivare su quel palco, era la sua ultima possibilità. Ma non ha saputo reggere, si è fatto giostrare da un'associazione a delinquere e non si è fidato di chi, a proposito di musica, lo avrebbe potuto risollevare». Cioè, Bugo non è stato all'altezza di una scena che, secondo Morgan, neanche si sarebbe meritata. La prova? Qualche mese fa, quando Amadeus ha chiamato Bugo per Sanremo, la condizione era quella di affiancarsi ad un nome che trainasse il suo (e questo lo ha confermato lo stesso direttore artistico) e la scelta (la seconda, dopo che Ermal Meta aveva fatto sapere di non essere disponibile) è ricaduta su lui.

Poi rincara, «chi la fa l'aspetti. Avrebbero voluto usarmi per arrivarci e poi boicottarmi per farmi fuori. Volevano farmi le scarpe ed io mi sono divertito con le armi della parola».

Bugo e Morgan da quel momento non si sono visti né sentiti (smentite da entrambi le voci che li volevano battersi a morsi e pugni dietro le quinte).

Tra tante risposte, qualche domanda rimane. Perché, se Morgan riteneva che il pezzo di Bugo fosse tanto «brutto» che già dal primo ascolto sarebbe voluto intervenire per modificarlo, ha scelto comunque di salire con lui sul palco dell'Ariston? E come mai Bugo, l'unico autore (dunque “proprietario”) del pezzo in questione, non ha scelto di regolare subito le intemperanze di Morgan, evitando la scenetta sul palco? Quali sono le penali previste dal regolamento e a chi saranno addebitate?

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