«Sì, mia mamma mi ha sfascinato. Ora sono tranquillo» ride di gusto Brunori Sas che spiega in sala stampa il significato del termine. «Dalle nostre parti si dice così, quando ti tolgono il malocchio dopo tanti complimenti che ti sono arrivati». E di complimenti a Dario ne stanno piovendo addosso tantissimi soprattutto dopo l'esibizione di ieri. E' nella cinquina e anche con i passaggi in radio sta dando benissimo.
«Sono molto felice di essere arrivato qui dopo 15 anni di carriera, ho le spalle larghe ora, non sarei stato pronto 7-8 anni fa». Brunori Sas canta "Canzoni contro la paura" in sala stampa e riflette, sempre con la grande ironia che lo contraddistingue, sulla canzone d’autore: "Non mi sento un rappresentante della categoria. Non nascondo il mio amore e il legame solido con la tradizione cantautoriale degli anni Settanta ma non mi sento di essere un paladino dei cantautori, ce sono tantissimi. Sono contento perché si danno a volte scontate le cose e non è detto ed è bello sapere che la canzone d’autore sia ancora rappresentata». Sulla cinquina e la possibile vittoria al Festival, Brunori la butta sullo scherzo: «Quello che mi alletta è andare all’Eurovision, sono pronto per un certo tipo di outfit. Vi dico solo che il mio stilista è lo stesso di Achille Lauro. Sono pronto a una rivoluzione».
E poi racconta della sua canzone. Chi è il sole? Presto detto. «Abbiamo cercato di vincere facile, ho coinvolto mia figlia Fiammetta. L'ispirazione è venuta fuori da una chiacchiera con Giacomo Triglia, il regista del video. E' un video tono su tono, ricreiamo il sistema solare. Un'allegoria per dire che tutto gira intorno alla mia piccola. Poi avevamo poco budget - ride di gusto e fa sorridere tutta la sala stampa - e ce la siamo cavata con due teglie di pizza, coinvolgendo tutti i familiari».
Felice anche per Lucio Corsi, «il mio fratellino» e per la quota cantautoriale: «Io dico che è giusto che il Festival abbia una rappresentazione pluralistica, con persone che hanno cose diverse da dire. Non voglio essere considerato una specie da salvaguardare, essere arrivato qui dopo tanti anni di fatiche, mi consente di godermela perché se hai suonato in piazze dove la gente si porta la sedia e ti maledice alla fine il Festival di Sanremo è una passeggiata».
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