Giovedì, 03 Dicembre 2020
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Astronomia, un telescopio rileva la galassia più lontana nell'Universo

Una delle classi più rare di galassie che emettono raggi gamma è stata rilevata dal Gran Telescopio Canarias (GTC), situato presso l’Osservatorio del Roque de los Muchachos (Garafìa, La Palma), che ha studiato le BL Lacertae, ovvero oggetti risalenti ai primi due miliardi di anni dell’Universo.

Pubblicato su The Astrophysical Journal Letters, lo studio è stato condotto dagli esperti dell’Universidad Complutense de Madrid (UCM), dell’University of Hamburg (DESY) dell’Università della California a Riverside e della Clemson University.

«Una piccola parte delle galassie è in grado di emettere raggi gamma - spiega Vaidehi Paliya di DESY - radiazioni ionizzanti estremamente pericolose per l’uomo che potrebbero provenire da un buco nero supermassiccio che risiede al centro di queste galassie». L’esperto aggiunge che l’un per cento di queste galassie possono puntare i getti di ioni in direzione della Terra. «In questo caso si chiamano blazar - continua Jesùs Gallego, docente presso l’UCM e coautore dell’articolo- tra le più potenti fonti di radiazioni dell’Universo. La nostra teoria è che BL Lacertae rappresenti la fase evolutiva successiva di un blazer, mentre i radio-quasar a spettro piatto (FSRQ) siano lo stadio più adulto».

Gli astronomi ritengono che l’età attuale dell’Universo sia di circa 13,8 miliardi di anni, il FSRQ più distante è stato identificato a una distanza che dovrebbe rappresentare l’Universo di appena un miliardo di anni. «Dato che la velocità della luce è limitata - afferma Alberto Domìnguez dell’UCM - più lontano guardiamo, più stiamo osservando fenomeni accaduti lontani nel tempo».

Il team ha ora identificato un nuovo oggetto, chiamato 4FGL J1219.0 + 3653, che risalirebbe a 800 anni prima del precedente record. «Questa scoperta sfida l’attuale scenario secondo cui i BL Lacertae rappresentano una fase evolutiva dei FSRQ - sostiene Cristina Cabello, studentessa presso l’UCM e coautrice dell’articolo - il nostro lavoro solleva ulteriori interrogativi sulla nostra comprensione dell’evoluzione cosmica dei blazar e delle galassie attive in generale». Il gruppo di ricerca ha utilizzato gli strumenti di OSIRIS ed EMIR, progettati dall’Instituto de Astrofìsica de Canarias (IAC). «La nostra scoperta - conclude Romano Corradi, direttore del GTC - rappresenta un chiaro esempio di come la combinazione dell’ampia area di raccolta dati, insieme alle capacità uniche degli strumenti complementari installati nel telescopio, stiano fornendo risultati rivoluzionar per migliorare la nostra comprensione dell’Universo».

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