Lunedì, 03 Ottobre 2022
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LO STUDIO

Clima che cambia la storia: fu la siccità a distruggere l'ultima capitale Maya

In una torrida estate 2022, uno studio internazionale multidisciplinare ha rivelato che, nel 1450, sono stati i cambiamenti climatici ad aver causato la distruzione di Mayapan, l’ultima grande capitale Maya in Messico. Se il dibattito scientifico sulle cause del crollo dell’intera civiltà maya non sono state del tutto confermate, un gruppo di una trentina di archeologi, geologi, paleoclimatologi e osteologi ha invece stabilito una correlazione diretta tra cambiamenti climatici, significativi conflitti politici e sociali e scomparsa di Mayapan, città di epoca postclassica nella penisola dello Yucatan, nel Sud-Est del Messico. Le conclusioni della loro ricerca sono state pubblicate sulla rivista Nature, accolte come un campanello d’allarme - per non dire profetiche - per le società moderne in preda al riscaldamento globale e a diversi focolai di conflitti, dall’Ucraina a Taiwan.

Apparsa nel 1100, subito dopo il declino di Chichen Itza, Mayapan sorgeva nel mezzo di una vegetazione lussureggiante, in un’area di 4,2 km2, e come la sua città sorella era dedicata a Kukulkan, il serpente a piume. Oggi dell’ex sito di Mayapan - che significa stendardo del popolo Maya - rimane la sua piramide che troneggia a 18 metri di altezza. «La città ospitava tra 15 e 20 mila abitanti che vivevano di commercio, frutteti domestici e coltivazione del mais, che dipendeva molto dalle piogge» ha riferito a Le Monde Marilyn Masson, archeologa dell’Università di Albany, negli Stati Uniti.
«Il tardo autunno della città, poco prima dell’arrivo degli esploratori spagnoli, ne fa un eccezionale campo di studio per esaminare l’impatto del clima sui conflitti civili» ha precisato la coautrice dello studio. Gli scavi hanno rivelato l’esistenza di numerose fosse comuni di cui l’ultima è stata trovata proprio accanto al tempio di Kukulkan.

Il team scientifico, composto da ricercatori americani, australiani, inglesi, canadesi e messicani, ha datato il collagene osseo degli scheletri utilizzando il carbonio 14. L’analisi ha anche rivelato ferite mortali, confermando che i massacri hanno preceduto il declino e poi la caduta di Mayapan. «Abbiamo quindi confrontato questi dati con indicatori paleoclimatici per identificare i cambiamenti nelle precipitazioni e il loro impatto sull'ambiente», ha spiegato Masson. I ricercatori si sono basati in particolare sulle sezioni di una stalagmite scoperta all’interno di una grotta situata sotto la piazza centrale di Mayapan. Hanno così riscontrato che l’aumento delle precipitazioni, tra il 1100 e il 1340, corrispondeva a un periodo di aumento della popolazione urbana. Al contrario, le successive grandi siccità tra il 1400 e il 1450 coincisero con conflitti socio-politici, al punto da affermare che il declino e l’abbandono di Mayapan sono legati a questo periodo di prosciugamento del suolo.

«Questa prolungata mancanza di acqua ha causato perdite di raccolti, portando a gravi carestie, che hanno intensificato le tensioni politiche, culminando in massacri tra le fazioni al potere» ha evidenziato la studiosa. L’analisi del DNA mitocondriale degli ultimi scheletri ha rivelato che questi individui appartenevano alla famiglia Cocomes (o Cocom), la dinastia a capo di questa capitale dei regni confederati. I loro principali rivali, gli Xiu, approfittarono delle tensioni sociali, causate dalla siccità, per sferrare attacchi ai Cocomes tra il 1300 e il 1450 che culminarono nell’assalto finale alla città. Ciononostante la popolazione di Mayapan è sopravvissuta: fino a sei secoli dopo i suoi discendenti sono rimasti a vivere nella regione dello Yucatan. I ricercatori hanno descritto il cambiamento del paesaggio sociale e politico dopo il crollo dell’antica capitale Maya come la conseguenza di un fenomeno di «resilienza che ha portato alla riorganizzazione di una rete di piccoli Stati politicamente indipendenti ma economicamente intrecciati» che durò fino all’arrivo degli spagnoli in Messico nel 1519.

Nel corso dei secoli la carenza d’acqua ha tuttavia continuato ad influire sulla vita quotidiana di quelle popolazioni, che sono riuscite a costruire un sistema resiliente di adattamenti umani e ambientali fino al dominio spagnolo. «Capire come la mancanza d’acqua abbia influito sulle relazioni sociali e politiche di una civiltà fornisce informazioni importanti per anticipare i possibili impatti del clima sulla stabilità delle società attuali» ha concluso Masson. Lo studio in questione è stato pubblicato mentre il Messico sta affrontando una grave carenza d’acqua in più della metà del suo territorio e vaste regioni del pianeta sono flagellate da temperature record - destinate ad essere ancora più intense rispetto all’era Maya - nonché teatro di conflitti.

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