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In Spagna ok alla fecondazione con il seme del marito morto nel 2020

Il Tribunale provinciale di Madrid ha autorizzato una donna a proseguire un percorso di procreazione medicalmente assistita (Pma) utilizzando il seme del marito deceduto nel 2020: lo riporta l’agenzia di stampa Efe, secondo cui, con questa decisione, la giustizia consente all’interessata di andare oltre il limite legale stabilito per casi come questo in Spagna.

La normativa vigente stabilisce infatti che il «materiale riproduttivo» di un uomo può essere utilizzato «nei 12 mesi successivi dal suo decesso per fecondare la moglie», a condizione che tale uso fosse stato autorizzato espressamente dal donante prima della morte.

Il caso in questione riguarda una coppia di italiani residenti ad Amburgo (dei quali, al momento, non sono emerse ulteriori informazioni da più fonti consultate): nel 2018, una volta che all’uomo era stato diagnosticato un tumore cerebrale, i due decisero di congelare seme in una clinica. Nel 2020, a fronte di un aggravamento della malattia, la coppia scelse di trasferire il materiale riproduttivo in Spagna, dato che in Germania la fecondazione assistita post mortem non è consentita. Dopo la morte del marito (16 dicembre 2020), la donna protagonista del caso decise di proseguire il percorso di Pma.

Un primo tentativo di fecondazione in vitro avvenne entro i 12 mesi dal decesso del donante (benché i campioni di seme necessari fossero arrivati quasi allo scadere del tempo utile), ma la gravidanza si interruppe con un aborto spontaneo. A quel punto, la richiesta di proseguire con il trattamento anche oltre fu respinta in prima istanza dalla giustizia. In appello, la corte provinciale di Madrid ha invece ribaltato la situazione: i giudici, scrive Efe, rilevano infatti che non autorizzare la prosecuzione del percorso di riproduzione assistita sarebbe una decisione «distante dalla realtà medica ed estranea al proposito della coppia interessata».

Anche perché, aggiungono, l'autorizzazione a usare il seme del deceduto è accreditata in modo «assolutamente credibile» dai suoi genitori e dalla sorella.

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