
L’approvazione del decreto che autorizza la produzione di vino dealcolato in Italia rappresenta una svolta storica per il settore vinicolo nazionale. Tra i primi a cogliere questa opportunità c’è Schenk Italia, che ha annunciato un investimento da 2 milioni di euro per portare nella cantina di Ora, in provincia di Bolzano, parte della produzione attualmente gestita in Spagna.
Come riporta Il Sole 24 Ore, l’amministratore delegato Daniele Simoni è ottimista: «Saremo pronti per il 2026. L’obiettivo è produrre un milione di bottiglie, utilizzando in parte gli impianti già esistenti». Una mossa strategica che punta a consolidare il ruolo dell’Italia in un mercato in rapida evoluzione.
Il futuro del vino senza alcol: un settore in crescita
Il gruppo Schenk non è nuovo alla produzione di vini dealcolati. L’esperienza è iniziata quattro anni fa nella cantina Bodegas Murviedro, vicino a Valencia, dove vengono dealcolati sia vini locali che italiani, come il Glera, il Fiano e il Primitivo. Ogni anno, 200mila bottiglie escono dagli impianti spagnoli, di cui 40mila destinate al mercato italiano. Ora, con l’arrivo degli impianti di dealcolazione in Italia, si apre una nuova fase, all’insegna della sostenibilità e della prossimità produttiva.
Le prospettive per il mercato dei vini senza alcol sono promettenti. In Germania, ad esempio, questi prodotti rappresentano già il 7% del segmento degli spumanti, mentre negli Stati Uniti valgono circa un miliardo di dollari. Secondo Fact MR, il mercato globale del vino dealcolato raggiunge i 2,57 miliardi di dollari e continua a crescere rapidamente.
Un’alternativa naturale per i consumatori di soft drinks
Secondo uno studio presentato durante l’ultima edizione di Vinitaly, i vini senza alcol potrebbero attirare oltre un milione di italiani che oggi non consumano alcolici e una parte dei 14 milioni di consumatori di vino tradizionale. Tuttavia, come sottolinea Daniele Simoni, il vero obiettivo sono i consumatori di soft drinks: «I vini dealcolati sono più naturali, non contengono coloranti, conservanti o zuccheri aggiunti. Questa autenticità è il nostro punto di forza».
I mercati più interessanti, al momento, sono quelli del Nord Europa, in particolare Belgio e Danimarca, dove i consumatori mostrano una maggiore apertura verso questa categoria di prodotti.
L’Italia in movimento: non solo Schenk
Schenk non è sola in questa sfida. Diverse cantine italiane si stanno muovendo per entrare nel segmento dei vini dealcolati, nonostante le difficoltà iniziali legate alla produzione estera. Tra queste, spiccano Argea, Mionetto, Varvaglione e Hofstätter, già operative in Germania. Anche Italian Wine Brands è pronta a lanciare tre vini senza alcol, uno spumante, un bianco e un rosso, con una prima produzione di diverse decine di migliaia di bottiglie.
Come spiega Alessandro Mutinelli, presidente e CEO di Italian Wine Brands: «Abbiamo iniziato i test due anni fa per essere pronti al momento giusto. Se il mercato italiano risponderà bene, procederemo con investimenti diretti nel nostro Paese».
Una nicchia che può diventare protagonista
Il vino senza alcol rappresenta una nuova frontiera per l’enologia italiana. Nonostante il mercato sia ancora in fase embrionale, le tendenze internazionali e l’interesse crescente da parte dei consumatori lasciano intravedere un grande potenziale. Per l’Italia, che da sempre è sinonimo di eccellenza vitivinicola, il vino dealcolato potrebbe non solo essere una nicchia, ma anche un’opportunità per raggiungere nuovi pubblici e rafforzare il proprio ruolo sui mercati globali.
Con il decreto appena approvato e gli investimenti in corso, il nostro Paese si prepara a scrivere un nuovo capitolo della sua storia enologica, dimostrando ancora una volta la capacità di innovare rispettando la tradizione.
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