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L'ANNUNCIO

Schwazer torna a marciare dopo la squalifica per doping: "Andare a Tokyo? Ci provo"

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Alex Schwazer

«Premettendo che avevo sempre detto che con 8 anni di squalifica non sarei mai tornato a gareggiare, adesso dico che torno a marciare. Il gip ha validato le e-mail dove si evince il complotto e quindi tecnicamente possiamo fare ricorso per sospendere la squalifica».

Lo spiega all’AGI, Alex Schwazer a seguito dell’annuncio di tornare a marciare. Il campione olimpico della 50 km di marcia di Pechino 2008 dall’agosto 2016, quando a Rio de Janeiro è stato squalificato per recidiva al doping dal Tas di Losanna per otto anni a seguito della positività postuma al testosterone sintetico, ha aperto una intricata causa giudiziaria contro l’agenzia mondiale antidoping e federazione mondiale di atletica leggera (Iaaf) e coinvolgendo anche il noto laboratorio accreditato dai massimi organi sportivi internazionale di Colonia.

Il gip Pelino nell’ordinanza di 34 pagine di metà ottobre aveva evidenziato le mail contenenti concetti di complotto nei confronti di Schwazer partite ed arrivate ai vertici dell’antidoping della Iaaf.

Inoltre, il giudice bolzanino ha anche scritto la parola «manipolazione», trattamento che potrebbe essere stato riservato alle urine di Alex controllato del primo gennaio 2016 quando si trovava nella sua Calice di Racines nel pieno della preparazione in vista delle Olimpiadi di Rio.

Un passaggio chiave dell’intera vicenda è la data dell’ordine del controllo, il 16 dicembre del 2015 quando Schwazer in Tribunale a Bolzano accusò i medici della Federatletica italiana, Giuseppe Fischetto e Pierluigi Fiorella, di essere stati a conoscenza dei passaporti biologici dei marciatori russi poi trovati in gran parte positivi al doping.

«Per il momento si parla di richiesta di sospensione della squalifica poi, se la Corte federale svizzera si pronuncerà favorevolmente, presenteremo la richiesta per cessazione della squalifica che comunque dovrà essere presa, a seguito del nuovo procedimento, dal Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna - riferisce Schwazer -. Oggi per il Tas il mio caso è chiuso ma perchè non potrebbe esserci una svolta? Sinceramente non mi aspettavo tutto questo trambusto. Serve prudenza perchè pochissimi ricorsi, 3-4 su oltre cento casi non solamente di doping ma anche di calcio o altri sport, sono stati accettati dalla Corte svizzera. Non dico andiamo a Tokyo ma dico proviamo questa strada».

Parlando della possibile road map di allenamento Schwazer dice: «Fino al verdetto andrò a Roma per 3-4 giorni ogni 20-30 giorni, poi se ci saranno risposte positive vedremo di effettuare cambiamenti» e, conclude, «la condizione generale è buona ma non posso dire se farei al 20 o la 50 chilometri».

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