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Programmi che ci sono, che non ci sono, che dovrebbero esserci

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Riuscire a visionare una gara delle Paralimpiadi è stata un'impresa ardua per i telespettatori
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Oney Tapia

Programmi che ci sono, programmi che non ci sono e programmi che ci dovrebbero essere. Sembra un concetto difficile ma si tratta di scoprire le assenze attraverso le troppe presenze. E il primo esempio è quello delle Paralimpiadi. Forse siamo noi ad essere stati disattenti, ma pur avendo avuto la contezza che i nostri atleti hanno portato a casa un ricco bottino di medaglie, non ci è capitato di “inciampare” nelle riprese delle gare. Beninteso, la Rai aveva assicurato una copertura estesa dell’evento sportivo, vari servizi sui TG, la notte su Raidue, il giorno su Raisport e comunque su Raiplay, ma, a nostro avviso, con un sistema che non interferiva sulla programmazione corrente dei palinsesti generalisti. Insomma per vedere una gara dovevamo cercarla.
Abbiamo notato questa assenza poiché riteniamo che per inclusione, spirito di sacrificio, valore sportivo ed educativo, le Paralimpiadi meritassero una diffusione mediatica più incisiva. In realtà, la sensazione che abbiamo è che il tanto parlare di Paralimpiadi sia molto di facciata e poco di sostanza, perché, alla resa dei conti, il forte messaggio sociale che questo evento sportivo rimanda non è valorizzato come merita.
Il “troppo pieno” dei programmi di cucina ci fa notare poi l’assenza di trasmissioni su altre arti e mestieri che potrebbero avere uguale appeal. Con Antonino Chef academy (terza stagione su Sky uno) sono riprese le lezioni di cucina di Cannavacciuolo, con il solito mix di show coocking e didattica, che, unito all’inventiva, ha determinato il sorgere di un modello televisivo di grande interesse. Tuttavia, anche basta, perché gli aspiranti cuochi hanno saturato il mercato e il lockdown ha fatto ulteriormente emergere personalità disturbate e insoddisfatte che ad una certa età si ricordano che la cucina era la loro vocazione.
Ciò che notiamo, invece, è che altri nobili mestieri potrebbero avere una loro dignità televisiva e, ancora una volta è dal web che emerge la tendenza, poiché accanto alle pagine di ricette e consigli, vi è un pari pullulare di siti e blog che si interessano di taglio e cucito. E poiché la moda ha sempre avuto un suo naturale sbocco televisivo, ci aspetteremmo che la prossima frontiera dei talent possa coniugare la manualità con l’estetica, la tecnica con la creatività, facendo emergere nuove individualità che, possano far appassionare il pubblico anche nella sartoria. Del resto, gli chef sono i nuovi personaggi, ma gli stilisti lo sono sempre stati.

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