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"Tutta colpa di Freud": lo sfruttamento intensivo di un film sarebbe da vietare per legge

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La prima puntata perde un po’ il ritmo nella spiegazione del quadro iniziale, in una descrizione confusa delle storie di base, con un viavai di personaggi che si fatica a inquadrare. Una volta delineato l’affresco principale, però, il ritmo mancava ugualmente

Lo sfruttamento intensivo di un film dovrebbe essere interdetto per evitare di causare danni allo stesso prodotto originario, perché sì, è vero che l’idea è carina, ma lo stiracchiamento impoverisce l’idea stessa. Avrete capito che ci riferiamo a “Tutta colpa di Freud”, la serie in onda da mercoledì su Canale 5, adattamento dell’omonimo film di Paolo Genovese di qualche anno addietro.

Regista e protagonisti della serie sono ovviamente diversi e anche la sceneggiatura è mutata, ma il soggetto di film e serie è sostanzialmente identico. La trama infatti gira intorno alle vicende della famiglia Taramelli, con Francesco, padre psicoanalista, separato da anni e le cui tre figlie, Sara, Marta ed Emma, ormai adulte, per varie problematiche, tutte insieme fanno ritorno nella casa paterna. Da qui prendono il via le situazioni collegate con le vite dei protagonisti.

La prima puntata perde un po’ il ritmo nella spiegazione del quadro iniziale, in una descrizione un po’ confusa delle storie di base, con un viavai di personaggi che si fatica a inquadrare. Una volta delineato l’affresco principale, però, il ritmo mancava ugualmente.

Tutta colpa di Freud ha l’ambizione di essere un racconto corale e singolo al tempo stesso, tuttavia il racconto singolo è troppo articolato e quello corale poco dinamico. Non è un difetto certamente il fatto che il regista Rolando Ravello abbia voluto arricchire di spaccati diversi ogni vicenda, ma per ogni risvolto del racconto c’è una superfetazione di personaggi minori che si inseriscono per motivi non tutti essenziali.

Da una serie tv ci si aspetta rapidità, concentrazione, divertimento spicciolo e ironia diffusa, ma soprattutto la capacità di creare presupposti della trama anche non minuziosamente spiegati, qui invece, bisogna fare i conti con tutta una serie di figure e figurine che certamente hanno uno scopo nel racconto, ma alla fine lo rendono didascalico appesantendolo.

Allo stesso modo non hanno fatto economie neanche nella scelta del cast, veramente di prim’ordine, nel quale figurano Claudia Pandolfi, Luca Angeletti, Stefania Rocca e Luca Bizzarri, a parte, ovviamente, l’interprete principale, Claudio Bisio, che in queste settimane spunta da tutte le parti, (è anche presentatore di Zelig e, presto ritornerà su Sky in Cops 2) e Max Tortora che fa da ottimo comprimario.
Insomma, se speravate in qualcosa di più divertente, sappiate che non è tutta colpa di Freud e nemmeno di Engels che, pure, sulla famiglia ci ha studiato assai.

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