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Tokyo 2020

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DUE RUOTE

Tokyo 2020, Nibali ha una rivincita da prendersi

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Domani lo Squalo dello Stretto guida la pattuglia azzurra del ciclismo col ragusano Damiano Caruso. “Percorso di 284 km molto impegnativo, con un clima tropicale. Il Mikuni Pass è durissimo”. A Rio una caduta gli negò la medaglia, ora vuole rifarsi
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Vincenzo Nibali (ciclismo)

Il medagliere olimpico azzurro potrebbe “muoversi” già il primo giorno grazie a Vincenzo Nibali. Tra le finali della prima giornata di gare a Tokyo c’è infatti la prova maschile su strada di ciclismo, uno degli appuntamenti più attesi di questa rassegna olimpica, sia per la spettacolarità del percorso che per il numero di campioni al via.
Lo Squalo non è tra i favoriti della vigilia, ma questa posizione da outsider è forse quella che il campione messinese preferisce, e che in passato gli ha dato quel qualcosa in più per sovvertire i pronostici.
E proprio per cancellare due anni di sofferenze e sfortuna, Nibali corre a Tokyo la sua quarta esperienza olimpica dopo Pechino 2008, Londra 2012 e Rio de Janeiro 2016, quando soltanto una caduta nel finale gli tolse una medaglia sicura.
«Sto molto bene – ha dichiarato alla partenza per Tokyo – e tutto sta procedendo al meglio, secondo i programmi. Siamo carichi, cercheremo di dare il massimo e di ottenere una medaglia; non sarà molto semplice, ma l'obiettivo è quello».
Nibali, dalla sua, oltre all’esperienza, ha una maggior freschezza rispetto ai rivali, avendo lasciato il Tour una settimana prima, e di conseguenza qualche giorno in più per assorbire il fuso orario. Mentre le altre Nazionali erano ancora in viaggio verso il Giappone, gli azzurri già provavano il percorso.
«Abbiamo pedalato con tranquillità – queste le prime impressioni dello Squalo in Giappone – e ci siamo fatti un’idea del percorso; ci stiamo ancora adeguando al fuso orario e al clima; abbiamo notato che si suda parecchio e, arrivati in cima alla salita, sembrava di aver fatto una doccia. Un percorso sicuramente impegnativo, con un clima tropicale; quando si scende sotto i 1000 metri l’umidità aumenta esponenzialmente. Il Mikuni Pass, in particolare, è durissimo, con pendenze che faranno male. Ma abbiamo pedalato tutti assieme e ne abbiamo approfittato per confrontarci tra noi, scambiandoci le impressioni».

Il percorso

Quello olimpico, tracciato e approvato dall’Uci nel 2018 è un percorso duro e molto selettivo. Cinque salite, 234 chilometri e 4865 metri di dislivello, in un clima particolarmente umido, lasceranno sicuramente il segno nell’andamento della corsa. Le prime due salite sono la lunghissima Doushi Road e, successivamente, la breve Kagosaka Pass; dopo trenta chilometri di discesa e pianura, ecco il Monte Fuji, 15 km con una pendenza media del 6% e punte del 10%. Dopo lo scollinamento, ultimi, decisivi 100 di corsa, con il Mikuni Pass, 6,5 chilometri al 10,6% con punte del 22% e ancora il Kagosaka Pass, trampolino verso il traguardo, con circa 20 km quasi tutti in discesa.

Favoriti

Sono pochi i fuoriclasse che, per svariati motivi, mancano all’appello: Bernal, Alaphilippe, Van der Poel, Vingegaard, Sagan, giusto per citare i più noti. Per il resto, son tutti pronti a scalare l’icona del Giappone, il Monte Fuji, alla caccia di una medaglia olimpica. In una corsa di un giorno così importante e su un percorso così impegnativo si fa fatica a indicare un favorito assoluto, anche perché sulle spalle del numero uno del ciclismo mondiale, Tadej Pogacar, ci sono tre durissime settimane di Tour de France, concluso vittoriosamente meno di una settimana fa, e senza alcun risparmio di energie. In casa slovena c’è anche Roglic, ma sulle sue condizioni fisiche dopo la brutta caduta al Tour non ci sono notizie.

Incognite

presenti anche sull’altro fenomeno del ciclismo mondiale, Remco Evenepoel, che dopo la caduta al Lombardia di due anni fa sembra aver perso fiducia e certezze. Tra l’altro, il suo percorso di avvicinamento ai Giochi Olimpici sembra ricalcare quello al Giro d’Italia, con poche corse nelle gambe.
Occhi puntati, quindi, nello squadrone belga, su Wout van Aert, il favorito della vigilia; dalla sua, la capacità di vincere (come dimostrato al Tour) in salita, a cronometro e in volata; da tenere in evidenza, però, le tre settimane di Tour nelle gambe e le sue grandi attenzioni sulla prova a cronometro, in programma a Tokyo quattro giorni dopo.
Fra questi fuoriclasse si può inserire a pieno titolo l’Italia di Vincenzo Nibali, ben supportato e, in base all’andamento della corsa, anche eventualmente sostituito dagli altri quattro alfieri azzurri: Damiano Caruso, Gianni Moscon, Giulio Ciccone e Alberto Bettiol sono in grado di recitare un ruolo da protagonista per riportare in Italia un oro olimpico che manca dal 2004, con Paolo Bettini ad Atene.

© Riproduzione riservata

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