Mercoledì, 26 Settembre 2018
ISTAT

Si evade un quarto dell’incasso

di
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Si evade un quarto dell’incasso

La gara a chi fa più sconti resta apertissima fino al 4 marzo, a cominciare dalla flat tax promessa dal centrodestra, la tassa unica per tutti al 23% a prescindere dal reddito. Ma non sembra argomento che possa influenzare granchè i calabresi visto che loro le tasse preferiscono evaderle con vari escamotage da furbetti. Dai dati dell'Istat infatti emerge che in Calabria, regione storicamente col Pil più basso d'Italia e fra i peggiori dell'Unione europea, è concentrata una grande sacca d'evasione fiscale, la più consistente di tutto il paese. Ma questa volta la colpa non è dei più poveri, perchè chi ha un reddito sotto gli 8 mila euro all'anno è esente dalla dichiarazione Irpef.

La Cgia di Mestre, associazione di artigiani e piccoli imprenditore di Mestre, ha elaborato i dati dell'Istat sul gettito fiscale del 2015 scovando gran parte delle pecche degli italiani che ogni anno non dichiarano un imponibile di oltre 200 miliardi di euro, che significa più o meno 114 miliardi di introito svanito per lo Stato, che invece rimane nelle tasche degli evasori non per caso. Il conto di tre anni fa è questo: 93 miliardi di imponibile non dichiarato con una diminuzione di 6 miliardi rispetto all'anno precedente; 77 miliardi di incassi nel lavoro nero che si mantengono costanti; e 37 miliardi per attività illegali a cominciare degli affitti in nero, con un aumento di circa 2 miliardi in un solo anno.

A indossare la maglia nera sono ancora una volta i calabresi. Secondo i calcoli fatti su base Istat in questa regione ogni 100 euro intascati non se ne dichiarano 24,7. Poco meno di un quarto. L'evasione, superfluo dirlo, è più forte al Sud col picco in Calabria, ma è nel ricco Nord che lo Stato perde di più anche se i furbetti sono più pochi. Basta confrontare la perdita di soldi per l'erario in Calabria che nel 2015 è stata di 3,4 miliardi, e quella della Lombardia che nello stesso anno ha raggiunto i 20 miliardi. Anche se in Campania e Sicilia i furbetti non mancano: sotto il Vesuvio si evadono oltre 10 miliardi l'anno, sotto l'Etna 8,2 miliardi. I "peggiori" evasori sono nella Provincia di Bolzano dove non vengono dichiarati soltanto 12 euro ogni 100 incassati. Cioè la metà di quanto viene nascosto dai calabresi. Mentre la media nazionale dell'evasione è di 16,3 euro ogni 100.

Ma in quali settori sono concentrati i furbetti? Dai numeri spuntano le sotto-dichiarazioni del reddito d'impresa dei liberi professionisti che incassano 100 ma ne dichiarano meno allo Stato. Questo comparto occupa il 16,2% della sacca d'evasione. Seguita dal commercio all'ingrosso e al dettaglio, trasporti, alloggi e ristorazione (12,8%) e dal settore costruzioni (12,3%). Più sincero, invece, chi si occupa di servizi alle persone (8,8%), l'agroalimentare (7,7%), istruzione e sanità (3,9%), servizi alle imprese (2,8%), energia e rifiuti (0,5%).

Per il segretario della Cgia Renato Mason «è verosimile ipotizzare che con meno tasse da pagare si registrerebbe una decisa emersione di base imponibile tale da consentire al nostro fisco di concentrare l'attività di contrasto non sui piccoli contribuenti ma sulle multinazionali che dirottano le loro sedi legali in paesi con fiscalità di vantaggio».

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Nord nel mirino

Nonostante in Calabria non si dichiarano 25 euro ogni 100 incassati, la regione in cui si evade di più, le maggiori perdite per lo Stato sono nel ricco Nord. In Lombardia pur essendo l’evasione molto più bassa (è la penultima regione nella classifica dei contribuenti) l’importo assoluto non dichiarato arriva a 20 miliardi all’anno. Di questi almeno la metà dovrebbero finire nell’Erario.

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