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La Madonna della Lettera e il quadro al Gianicolo: storia di una singolare devozione

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In un raro libro del Settecento, ritroviamo, fedelmente narrata, la storia di una singolare devozione mariana, riferibile alla Madonna della Lettera, fiorita anticamente a Roma e sempre viva attraverso i secoli, la cui devozione viene promossa annualmente dall’Associazione culturale “Antonello Da Messina”.

Nel frontespizio cogliamo l’essenziale: Breve ed erudita notizia delli nuovi trionfali prodigj della Madonna della Lettera, coronata in San Pietro Montorio nel Colle d’Oro di Roma l’anno 1717. Si tratta di un’opera notevole di frà Giuseppe Lettor Fondi, dei Riformati di San Francesco, “data in luce da un divoto della medesima Vergine Maria, in Messina con licenza de’ Superiori”. Nel frontespizio non figura la data di stampa; ma a giudicare da alcuni scritti introduttivi, in particolare da “Il Divoto di Maria Vergine, a chi legge”, il volume apparve poco dopo il 15 agosto 1721, verosimilmente nell’autunno successivo.

Teatro della fascinosa storia romana narrata da padre Fondi è il Monte d’Oro. Un’immagine di Maria, detta della Lettera, dipinta a fresco, adornava in origine “una Cappelletta a modo di Cona, situata nel quasi principio della salita del Janicolo dalla parte di Monte d’Oro, e Montorio, a mano sinistra nell’ascendere al medesimo”. “Ci siamo consultati più volte, e con molti periti dell’Arte della pittura”, continua l’autore, dai quali “è stata riconosciuta la detta pittura, della Nostra Imagine di Maria, esser’opera, a mano del famoso pittore Nicolò delle Pomarancie, già detto il Pomarance, che fiorì circa l’anno della nostra salute 1564”. Nella Cappelletta, “un poco ovata, ed alta”, stava la Madonna maestosamente seduta con nel braccio destro il Bambino Gesù, e con due dita della mano sinistra “sopra di un libretto (o Lettera aperta), posto sul suo sinistro ginocchio”.

Narra quindi, il nostro frate, di “alcuni prodigi in generale della detta Sagra Imagine di Maria, allorché stava nel detto luogo della salita”. Suor Anna Giulia Petra, del Monastero dei Sette Dolori, sito alla base del Monte d’oro al Gianicolo, era in fin di vita; più nulla da sperare, secondo i medici. Fu allora unta con l’olio della lampa che ardeva presso l’immagine di Maria, nella Cappelletta. E subito la monaca moribonda “rinvigorì, aprì gl’occhi e alzassi su sana e forte”. Il miracolo “repente divulgassi per tutta Roma. Non è qui ridicibile appieno il gran concorso del Popolo, che si portò con grandissimo affollamento alla venerazione della Sagra Imagine…”.

Papa Clemente XI, “risuonando già da per tutto la pia fama degli gran prodigj, che operava la Vergine Madre in detta sua Sagra Imagine”, ordinò che l’affresco fosse traslato nella chiesa di S. Pietro in Montorio. Ma staccare l’affresco dal fondo della Cona non era facile. L’architetto che guidava la delicata operazione, si “ritrovò, con li suoi uomini, in grandissima angustia”. Il muro minacciava di rovinare, già cominciava a “sfarinarsi”. Non restava che affidarsi alla Vergine. E il miracolo avvenne, e tutto si compì felicemente: “circa alle ore 15 e mezzo del 9 agosto 1714, l’affresco fu deposto senza danno nel claustro del convento di S. Pietro Montorio”. Poco dopo, un’altra traslazione, dal claustro alla seconda cappella della chiesa di San Pietro in Montorio. Dove il dipinto fu alla fine collocato. “A perpetua memoria”, per volere del titolare della chiesa, cardinale San Vitale, si pose nella cappella una lapide marmorea, datata Quinto Idus Augusti MDCCXIV. Mentre il prezioso affresco, era nel Claustro, “più fatti degni di pia riflessione occorsero”.

Secondo il Gallo (in Annali della Città di Messina, volume IV, libro II) - ripreso anche dal compianto padre Salvatore Camarda - a dare per primi il titolo della Sacra Lettera alla Madonna dipinta nella cappelletta del Gianicolo furono “quei Messinesi che, nelle note disgrazie” (l’Annalista qui allude alle odiose misure punitive degli Spagnoli dopo la fallita rivolta di Messina del 1674-78), “s’erano rifugiati in Roma, e popolavano una intiera contrada in Trastevere”. Il capitolo XII del libro, il padre lo dedicò alla “Solenne Coronazione della Sagra Imagine di Gesù, e di Maria nella chiesa di San Pietro Montorio”, avvenuta il 2 maggio del 1717.

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