Giovedì, 07 Luglio 2022
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Nadia Terranova e quel "segreto" nel cuore di ognuno di noi

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Ogni bambino è unico come tutti gli altri, ogni bambino è uguale agli altri in un modo unico e speciale. E quella che chiamiamo “letteratura per bambini o ragazzi” sta su questo crinale sottile, con un compito assai difficile: essere parte di questa specialissima, comune unicità. Nadia Terranova, la scrittrice messinese che è una delle più amate e apprezzate giovani autrici italiane, da sempre si occupa di letteratura per ragazzi, ben prima del suo fortunato esordio narrativo con “Gli anni al contrario” (Einaudi, 2015) e del romanzo “Addio fantasmi” (Einaudi) che nel 2019 l’ha portata alla cinquina dello Strega: d’altronde, il suo “Bruno, il bambino che imparò a volare” (Orecchio Acerbo, 2012) è ormai un piccolo classico assai amato, e la raccolta di scritti “Un’idea di infanzia. Libri, bambini e altra letteratura”, uscita nel 2019 per Italo Svevo, è un bel compendio di un’attenzione critica che prosegue felicemente da molti anni.

"La letteratura con dei ragazzi e dei bambini dentro"

«Non esiste – dice la Terranova – la letteratura “per” ragazzi, esiste la letteratura con dei ragazzi e dei bambini dentro». E c’è da aggiungere che in fondo la “letteratura per bambini e ragazzi” ha esattamente le stesse necessità e gli stessi problemi di quella “per adulti”, ma è molto più difficile, perché le dobbiamo chiedere assai di più.
L’ultimo libro della Terranova, appena uscito per Mondadori, è un libro “per ragazzi” ma in questa accezione così ampia ed emozionante, e noi adulti ne siamo molto felici, perché nelle pagine di “Il segreto” – che sarà presentato oggi a Capo d’Orlando, alle 18, alla Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella – possiamo trovare tutto quello che di solito chiediamo ai libri: una storia che ci tocchi, una ferita che ricordi la nostra, una trasformazione che possiamo condividere, un male che possiamo capire e provare a superare, qualcosa di magico e incantato che ci consoli.
Per giunta, si tratta di un libro illustrato – una categoria speciale dentro questa categoria già speciale: Mara Cerri, artista e illustratrice, coetanea di Nadia Terranova e considerata tra i talenti più promettenti in Italia, racconta un “segreto” dentro “Il segreto”, una specie di narrazione sognante e parallela, che non si limita a illustrare le parole del romanzo, ma ne estende il percorso in modo delicato e immaginifico, disegnando una realtà “altra”, quella realtà invisibile a cui la protagonista del libro, la ragazzina Adele, allude di continuo. Le due narrazioni si saldano solo alla fine, con le poetiche tavole delle ultime pagine, mostrandoci una volta di più come quella che chiamiamo “realtà” è un impasto di molte cose, e ci vogliono occhi e parole – e penne, e pennelli – per vederle e raccontarle tutte.
D’altronde, «la cosa più importante è guardare» dice un altro personaggio di Nadia Terranova, l’appassionato protagonista di “Caravaggio e la ragazza” (Feltrinelli), graphic novel illustrata dal messinese Lelio Bonaccorso uscita a febbraio: col famoso, folle pittore divide la scena Isabella, tostissima ragazzina messinese, e i due – nella storia inventata del loro incontro dentro la storia vera degli ultimi mesi di vita del tormentato artista – si scambiano, in parti uguali, ombra e luce. Così come d’ombra e luce – ma scordatevi che questa polarità sia sovrapponibile a bene e male – vive anche Adele, la protagonista del “Segreto”, ragazzina orfana che vive con la nonna, un paio di gatti e un’intera collina popolata da ombre amiche. Quelle ombre che scorgiamo nelle illustrazioni di Mara Cerri, che danzano e vivono accanto a noi, ma per fortuna i confini tra i mondi sono porosi e permeabili, e la letteratura (per “ragazzi”? per tutti?) ci aiuta a superarli felicemente.

Nonna Adele

La personaggia nonna Adele è straordinaria: cucina un riso nero da favola, governa con tocco magico tutte le creature – non tutte visibili – che passano per la casa della collina, insegna alla nipote, Adele piccola, cose indispensabili come smaltire i baci rotti, coltivare le piante aromatiche, sussurrare alla terra il segreto che ci opprime. E poi convivere coi gatti – altre creature di confine, tra questo e altri mondi, così uniche e magiche – e saper trattare persino con le bulle della scuola, quando Adele cerca di diventare amica delle Magnifiche Quattro, fanciulle dal nome di fiore che di fiorito hanno ben poco. Ma l’arte di alleggerire l’anima non è forse di quelli che amano, che sanno amarci? E cercarli, riconoscerli, accettarli – senza spiegarli troppo o del tutto, ché resta cosa impossibile per noi umani – non è forse cosa in cui la letteratura (per tutti? per “ragazzi”?) ci può aiutare?
Riconosciamo nel romanzo alcune delle cose più nutrienti della narrativa di Nadia Terranova: il tema del sopravvissuto (e ciascuno di noi è un sopravvissuto all’infanzia e a se stesso), il tema della cura dell’altro, il tema dell’assenza, che s’incarni in un’ossessione o in un segreto. L’io narrante è Adele da adulta, che ripercorre quella stagione della casa in collina, e rimette in fila – raccontandoci, nello stile nitido e incantevole di Terranova, della nonna e delle ombre, dei gatti e della scuola – il processo di costruzione della realtà e di sé. Possiamo chiedere di più – noi adulti di adesso, bambini di allora e di sempre – a un libro?

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