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A Sanremo c'è tutto, ma poco indie e rock. E rap che confina col pop

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Il cast dell’edizione 2022 del Festival della Canzone Italiana di Sanremo, annunciato sabato sera al Tg1 da Amadeus per evitare, come successo negli ultimi anni, sgraditi spoiler, è stato accolto benissimo dal pubblico. I social sono un trionfo di complimenti per il terzo mandato da conduttore e direttore artistico della kermesse musicale più importante della stagione. Gli unici rimasti vagamente amareggiati sono gli amanti del rock e quelli che si aspettavamo dal conduttore una scelta più in linea con quella operata lo scorso anno, in cui Amadeus ha dato ampio spazio al nuovo cantautorato, quello che ormai convenzionalmente chiamiamo «indie».

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A scatola chiusa – non si sono infatti ancora organizzati i tradizionali pre-ascolti con la stampa – l’impressione è che il sound che l’anno scorso ha trionfato non solo al Festival ma poi all’Eurovisiong Song Contest e nelle classifiche di tutto il mondo, e ci riferiamo naturalmente a quello proposto dai Maneskin, quest’anno sia stato nettamente messo da parte. Certo, sia Achille Lauro che Le Vibrazioni non sono estranei all’utilizzo di chitarre elettriche, ma l’idea di rock del primo è decisamente evocativa, mentre il rock della band orbita da sempre all’incrocio tra pop e cantautorato.

Convocato anche Blanco, un fenomeno classe 2003 che già prima dell’uscita del suo attesissimo album di debutto «Blu celeste», in pochissimi passi (fondamentalmente due hit: «La canzone nostra» in featuring con Salmo e «Mi fai impazzire» in featuring con Sfera Ebbasta) ha rivoluzionato il sound delle scene rap e pop; affronterà la settimana all’Ariston assieme a Mahmood che gli farà da fratello maggiore in un’avventura dalla quale lui stesso è uscito vincente a sorpresa nel 2018. E convocato anche Rkomi che quest’anno ha firmato «Taxi Driver», che proprio dell’unione tra rap e pop si può considerare quasi un manifesto, tant’è che risulta primo in tutte le classifiche degli album più ascoltati del 2021.

Decisamente sacrificati a questo giro i rapper, l’anno scorso in gara ne contavamo diversi e praticamente tutti (lasciamo fuori dalla lista giusto l’impalpabile Random) fecero un figurone: i Coma_Cose hanno raccolto numeri notevoli con l’ottima «Fiamme negli occhi», Fedez, anche se il brano accennava a malapena ad un sound urban, si è aggiudicato il secondo posto; c’era Ghemon, che si può considerare uno dei padri italiani del genere, anche se ultimamente ha felicemente virato verso l’R&B; Madame che portò «Voce», brano che poi fu premiato al Tenco come migliore dell’anno, e infine Willie Peyote, che invece si aggiudicò il premio Mia Martini per la critica. Quest’anno, se mettiamo da parte Rkomi e Aka 7even, che viaggiano su un filo sottilissimo, quasi invisibile, che li separa dal puro pop, abbiamo solo Dargen D’Amico, genietto delle barre, ultimamente spesso al lavoro a fianco di Fedez, e Highsnob, che gareggerà insieme alla bravissima Hu (che non è una rapper, quindi molto probabilmente il brano sarà un ibrido), ma che risulta sconosciuto anche a chi è attento a tutto ciò che succede nel mondo dell’hip hop.

Se guardiamo ai numeri si può comprendere anche la scelta di coinvolgere Ana Mena, cantante e attrice spagnola che ha realizzato una sorta di «italian dream»: protagonista assoluta di una serie di tormentoni estivi dai numeri stratosferici che hanno caratterizzato le ultime estati italiane: da «D’estate non vale» e «Una volta ancora» con Fred De Palma, il più importante esponente del reggeaton all’italiana, a «A un passo dalla luna» e «Un bacio all’improvviso» col rapper Rocco Hunt. Da non considerare nemmeno la polemica attorno alla sua nazionalità, non è certo la prima volta che uno straniero si ritrova in gara a Sanremo. Più interessante in questo senso capire i meccanismi in caso di vittoria, proprio nell’anno in cui l’Italia ospita l’Eurovision Song Contest (un evento del quale presumibilmente si tornerà tanto a parlare riferendoci al Festival) si rischia di essere rappresentati da un’artista spagnola?

I due veri colpacci che Amadeus può vantare nella scaletta del suo terzo Sanremo sono senza dubbio Elisa, tra i pochi artisti a coniugare riscontro di pubblico e credibilità di cantautrice, ed Emma, una delle più amate cantanti del panorama italiano la cui popolarità è nata e cresciuta dinanzi ad una telecamera (ad oggi quella di Sky come giudice di X-Factor).

Achille Lauro ormai si è proprio ambientato a Sanremo, c’è da aspettarsi un’idea particolarmente forte dietro la scelta di tornare per la quarta volta consecutiva. Molto interessante e anche coraggiosa la scelta di chiamare Ditonellapiaga e Donatella Rettore: duetto inedito che unisce un’autrice i cui successi ancora oggi risultano avanguardia pura di inarrivabile brillantezza, ad una ragazza giovane, sconosciuta ai più, ma dal talento smisurato, con un’idea di musica contemporanea e molto avvincente.

A proposito di miti, non è chiaramente passata inosservata la presenza di tre grandi della nostra storia come Iva Zanicchi, vincitrice di ben tre edizioni del Festival (’67, ‘69 e ‘74), record per una donna; Gianni Morandi, in gara con un pezzo di Jovanotti (sperando l’esperimento risulti meglio congegnato de «L’allegria», uscito in estate e dimenticato in scioltezza); e Massimo Ranieri che stravinse nell’88 con quel capolavoro assoluto di «Perdere l’amore». Tre personaggi dalla statura artistica inattaccabile ma, perlomeno due di loro, quasi totalmente fuori dagli ingranaggi discografici odierni. E se Gianni Morandi, nonostante progetti laterali all’attività musicale, non l’abbiamo mai perso dai radar, con la Zanicchi forse Amadeus prova a ripetere l’operazione simpatia riuscita l’anno scorso con Orietta Berti e Massimo Ranieri sembra proprio un genuino contentino da parte del direttore artistico al pubblico ageè della Rai.

Ecco, possiamo dire che proprio in un’ottica di fotografia del mercato discografico di oggi, se nella scorsa edizione potevamo contare almeno una decina di progetti accomunabili alla rivoluzione «indie», che ha totalmente sparigliato le carte della discografia italiana negli ultimi anni, quest’anno su quel fronte la proposta, seppur estremamente di valore, è minima: i ragazzi de La Rappresentante di Lista e Giovanni Truppi, uno dei cantautori più raffinati del panorama italiano (tutto, non solo indie).

Poi c’è la pattuglia degli ex vincitori, come Fabrizio Moro, e nomi come Giusy Ferreri, Irama, Michele Bravi e Noemi. Poi, attenzione, la lista degli artisti in gara non si chiude qui; prima di tutto perché Amadeus ci ha abituati alle sorprese, e poi perché c’è da aspettare il verdetto di Sanremo Giovani, la sera del 15 su Rai1, che ormai sappiamo esprime progetti e personalità artistiche di tutto rilievo.

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