Lunedì, 14 Ottobre 2019
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Urticante e pericoloso per la biodiversità: il vermocane invade i fondali di Calabria e Sicilia - Foto

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Nel Tirreno ci era arrivato già quindici anni fa nel corso del suo peregrinare tra oceani e mari. Una presenza sino a cinque anni fa "silenziosa" quella del polichiete errante Hermodice carunculata (verme marino, definito vermocane) che, a quanto pare, tra Calabria e Sicilia ha trovato uno dei suoi habitat ideali.

Lungo i fondali rocciosi delle due regioni, infatti, è stata registrata una crescita esponenziale del vermocane che oggi ha praticamente invaso i fondali, mettendo a repentaglio la biodiversità autoctona. Un vermetto che si presenta elegante ma che è provvisto di morbide setole bianche altamente urticanti. Tant'è che - spiega il biologo marino vibonese Fabrizio Fabroni - i minuscoli aculei si conficcano nelle pelle del malcapitato provocando, tramite l'azione di una tossina, irritazioni simili a quelle delle meduse luminose.

Originario dell'Atlantico e diffuso nel mar dei Caraibi, nell'oceano Indiano e lungo le coste del Nord Africa, il vermocane è pian piano arrivato nel Mediterraneo (analoga importante distribuzione è stata segnalata anche a Malta). Se non fosse per l'allarmante riproduzione - che potrebbe essere legata ai cambiamenti climatici o alla scomparsa di specie marine antagoniste - il ruolo ecologico verme marino sarebbe molto importante in quanto è in grado di riciclare qualsiasi composto organico.

«Il vermocane - evidenzia il dott. Fabroni - è un saprofita e un opportunista, ovvero si nutre di organismi morti e si adatta a quello che trova nell'ambiente in cui vive, ma oggi si è scoperto che è anche un abile predatore infatti si ciba di numerosi organismi che caratterizzano i fondali rocciosi. Questa sua rapida e consistente diffusione potrebbe però, in breve tempo, creare degli enormi danni sulla biodiversità innescando importanti squilibri ecologici».

Attualmente, dunque, l'unica azione da intraprendere è quella di riuscire a saperne di più sull'Hermodice carunculata, di cui si conosce ben poco. In quest'ottica si stanno muovendo l'Università di Modena e l'Ispra (Istituto per la ricerca ambientale) in collaborazione con i quali il dottorFabroni, proprio domenica scorsa, ha effettuato un campionamento su una serie di esemplari 2destinati alle analisi genetiche e a quelli inerenti i contenuti stomacali. I siti da campionare sono stati censiti dopo un confronto con l'oceanografa Diletta Manfrida (anche lei vibonese) e il Tropea Diving Center i cui componenti sono esperti conoscitori dei luoghi di immersione e hanno supportato tecnicamente l'operazione.

Insomma ora si cerca di capire di più sul vermocane che, comunque, non si trova sulla battigia. Ma nel caso in cui un "avvicinamento" su qualche scoglio dovrebbe verificarsi (il che è molto improbabile) ecco i consigli dell'esperto: «Ovviamente non bisogna in alcun modo toccarlo - sottolinea il dott. Fabroni - e se capita non bisogna sfregare la parte colpita, ma occorre utilizzare del nastro adesivo per staccare le microscopiche setole conficcate nella pelle e in seguito applicare una crema a base di cloruro di alluminio». Infine un consiglio soprattutto ai sub a non tagliare il vermocane in quanto l'animale ha la capicità di rigenerarsi da ogni pezzo in cui viene suddiviso.

 

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