Venerdì, 30 Settembre 2022
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Eterno Larrivey, “El Bati” spegne 38 candeline e il Cosenza... se lo gode ancora

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Il primo graffio della stagione lo ha già lasciato, scartando in anticipo il regalo per i suoi 38 anni, compiuti oggi. Joaquin Larrivey da Gualeguay è arrivato in riva al Crati nei primi giorni di febbraio da svincolato suscitando tra i tifosi del Cosenza tutta una serie di sentimenti. Curiosità, speranza e scetticismo lo hanno accolto dopo la chiamata di Goretti. Soprattutto preoccupazione per quell’all-in su un calciatore da ormai diversi anni lontano dall’Europa. Perplessità avanzate specie perché negli occhi dell’ambiente era ancora vivido (non in campo, sicuramente) il ricordo di Jerry Mbakogu. Su Larrivey (è tra i primi 10 argentini in attività ad aver segnato più gol all'estero) l’unica certezza era rappresentata dall’integrità fisica facilmente rintracciabile tramite gli almanacchi. Sette mesi più tardi, “el conquistador” si è guadagnato la stima e l’affetto di una piazza capace di accogliere come poche.

L’attaccante ha lasciato una breccia in campo, nello spogliatoio – all’interno del quale è riuscito a guadagnarsi la fascia di capitano – e anche nella vita ordinaria, da comune mortale, in giro per le vie del centro.

Larrivey ha rovesciato storia e geografia non solo con i gol. La sua Gualeguay ha dato i natali a qualche calciatore (Ramon Medina Bello, Sebastian Cejas – i più attenti lo ricorderanno con Roma, Siena, Ascoli, Fiorentina e Pisa – e Lisandro Martinez) ma anche ad artisti e poeti, tra i quali Juan Laurentino Ortiz. Joaquin porta con sé l’indole di questi ultimi.

Mediatico

All’inizio è stato chiaro a tutti di avere di fronte un personaggio mediatico. La notizia del suo ritorno in Italia è campeggiata sulle portate web e sui giornali d’Italia: “El Bati è tornato”. Un appeal social di tutto rispetto. Su Instagram, Larrivey ha 132mila follower, frutto forse anche della mano di un bravo social media manager. Tuttavia, il suo pubblico è il doppio rispetto a quello del Cosenza (62mila). Il suo arrivo ha diviso. Da un lato coloro i quali hanno visto un calciatore sul viale del tramonto tornato in Italia per raccattare ancora un contratto, dall’altro chi ci ha visto il “salvatore”. L’approccio non è stato semplice, considerata l’inattività di due mesi, al termine della stagione cilena.

Goleador carismatico

La storia però è cambiata quasi subito. Con un calcio di rigore all’Alessandria. Non ha segnato soltanto dagli undici metri. Ha fatto gol pesanti, in particolare la doppietta al Vicenza valsa la salvezza. In totale 19 partite, circa 1300 minuti e 9 gol con 28 tiri totali. Praticamente il 32% delle conclusioni è terminato alle spalle dei portieri. Un dato assolutamente niente male. I compagni si sono aggrappati a lui, che continua ad impressionare per professionalità, impegno, sacrificio e carisma.

Conquistador

Cosenza è l’ultima tappa di una carriera che lo ha portato a colonizzare tre continenti differenti. Ecco, perché “el conquistador”. Ha giocato in Europa (Italia e Spagna con le casacche di Cagliari, Rayo Vallecano e Celta Vigo oltre a quella silana), Asia (negli Emirati Arabi, al Baniyas; e in Giappone, al JEF United Chiba) e poi, naturalmente, in America (in Argentina con Huracan, Velez Sarsfield e Colon; in Messico nell’Atlante; in Cile con l’Universidad de Chile e al Club Cerro Porteño, in Paraguay).

Cittadino green

Cittadino di ultima generazione, green. A Cosenza non è difficile incontrarlo passeggiare per le vie del centro. In compagnia della famiglia o con il suo monopattino elettrico. Tra le ultime foto postate su Instagram anche alcuni scatti del centro storico. Fotografie quasi di un certo rilievo “artistico”, “catturate” dall’occhio clinico di chi ha girato parecchio e non si è ancora stancato di giocare, fare gol e viaggiare. “El Bati”, conquistador dei tre continenti, domani può mietere un’altra vittima. Cosenza ci spera e si affida ancora a lui.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Cosenza

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