Venerdì, 24 Settembre 2021
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Olimpiadi, i cinque cerchi non s'intrecciano più in nome del distanziamento

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Zero spettatori per quindicimila atleti che si nutrono del sostegno di familiari, staff, preparatori, del parere dei giudici di gara, dei cronometri, dell’agonismo e del racconto dei giornalisti. Sono giunti a Tokyo da 200 Paesi per le Olimpiadi e Paralimpiadi. Un potenziale mix esplosivo all'epoca del Covid, disinnescato dal solito "The show must go on". Spettacolo che rischia di trasformarsi in avanspettacolo. Di fatti, il Giappone è nell'occhio del ciclone. Invischiato, giocoforza, in uno stato di emergenza dovuto alla crescita di positivi più rilevante da sei mesi a questa parte. I contagi corrono, anzi galoppano, anche se i numeri non sembrano elevati per gli standard occidentali. Nel Sol Levante, riuscito a "limitare" i casi a circa 900mila in totale e con meno di 15mila decessi finora, l'80% di queste morti è avvenuto nel 2021. Inoltre, piove sul bagnato, complice una sonnolenta campagna vaccinale: soltanto il 18% della popolazione locale adulta è pienamente immune.

Si teme, poi, che dai Giochi si origini un effetto moltiplicatore. Un copione già visto agli Europei di calcio. E fare convivere 100.000 persone di ogni angolo del Pianeta per due settimane nella stessa metropoli, per poi farle rientrare nei luoghi di provenienza equivale a ciò che finora è stato sconsigliato in tutte le lingue e in tutte le salse.

Nonostante le precauzioni, è quasi scontato che le Olimpiadi favoriscano la diffusione della variante Delta, col pericolo che fungano altresì da calderone in cui si generano, amalgamano e trasmettono nuovi ceppi.

Secondo Brian McCloskey, consigliere del Comitato internazionale olimpico sulle misure anti- Covid, bisogna "evitare che questi casi individuali formino cluster ed eventi superdiffusori". Buoni propositi, che si infrangono contro con una realtà agli antipodi:
a) gli atleti non devono essere vaccinati né per entrare in Giappone né per partecipare alle Olimpiadi, anche se lo è l'80% dei residenti nel Villaggio olimpico;
b) gli atleti e il loro seguito devono arrivare non prima di cinque giorni dell'inizio delle gare e prima della partenza devono sottoporsi a due test anti-Covid. All'arrivo in Giappone è obbligatorio un altro test rapido alla dogana prima di raggiungere il Villaggio olimpico o i rispettivi hotel con veicoli ufficiali di Tokyo 2020. Atleti e visitatori internazionali o giapponesi devono scaricare un'app che permette al Governo di tracciare i loro movimenti e compiere il contact tracing. Gli atleti devono lasciare il Giappone non più tardi di 48 ore dopo aver completato la loro gara o essere stati eliminati;
c) gli atleti sono esclusi dalla quarantena e possono gareggiare da subito;
d) altre "solite" regole: distanziamento e mascherine (quasi) sempre, niente strette di mano, niente mezzi pubblici salvo circostanze eccezionali;
e) tutti i partecipanti ai Giochi sono testati a intervalli regolari. Agli atleti richiesti due test antigienici al giorno, uno al mattino e uno al pomeriggio;
E se uno sportivo risultasse positivo? Quarantena immediata e medaglia "minima" della competizione che stava per svolgere (per esempio, almeno una medaglia d'argento, se a causa del Covid perde la finale). Chiunque sia stato senza mascherina a meno di un metro di distanza per 15 minuti viene considerato contatto ravvicinato.

Un’efficace terapia d'urto? L’inno giapponese imposto a tutti, da intonare prima di ogni gara, viste le ultime tre strofe portafortuna: "Sino a che i sassi (prima) non diventino roccia (seconda) e su questa cresca il muschio (terza)". Un mantra anti-Covid. A cui si aggiunge un’altra soluzione escogitata nell’ultima settimana: la separazione dei Cinque anelli colorati e intrecciati “simbolo” dei Giochi: provocano sconvenienti emulazioni. Ed ecco che anche per i Cerchi vale la regola del distanziamento.

© Riproduzione riservata

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