Lunedì, 06 Aprile 2020
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Il design di Nissan Ariya si ispira ai cavalieri

Il concept è il primo esempio del nuovo approccio adottato dal marchio giapponese nel design dei veicoli

La rivoluzione dei veicoli elettrici sta anche cambiando il linguaggio del settore, proprio come ha fatto Nissan presentando lo scorso ottobre al Tokyo Motor Show il concept Ariya, con la sua estetica moderna, semplice e al contempo potente, chiamata Timeless Japanese Futurism, “futurismo giapponese senza tempo”, e l’elemento “shield” frontale. Il concept Ariya è il primo esempio del nuovo approccio adottato da Nissan nel design dei veicoli. L’abitacolo è spazioso e ricercato, completo delle tecnologie più avanzate, mentre la carrozzeria esprime tutta la purezza e l’efficienza delle auto elettriche.
Queste ultime infatti non hanno bisogno della tradizionale griglia aperta per il raffreddamento del motore e ciò ha permesso ai designer di sperimentare l’esclusivo design V-motion del concept, creando una struttura chiamata “shield”, letteralmente “scudo”.
Gli scudi tradizionali usati dai cavalieri in battaglia univano funzionalità ed estetica, impiegando materiali resistenti e decorazioni, elaborate sinonimo di forza e prestigio. Fedele a questo principio, la calandra “shield” del concept Ariya è molto più di un semplice componente estetico in sostituzione della griglia. L’aspetto finale e l’applicazione infatti non si limitano allo straordinario impatto visivo, ma permettono all’avanzata tecnologia dietro allo “shield” di operare attraverso gli elementi di design senza interferenze. “Sostituendo la griglia convenzionale con questo “scudo tecnologico” - dotato di un’innovativa texture 3D le cui funzioni vanno oltre l’estetica - volevamo dare risalto alla tecnologia del veicolo, oltre la superficie,” ha spiegato Alfonso Albaisa, Senior Vice President of Global Design di Nissan. “In questo caso, si tratta di tecnologie evolute che aiutano il concept Ariya a leggere la strada e a visualizzare ciò che il conducente non è in grado di vedere, rendendo visibile l’invisibile.” Il concept Ariya è la massima espressione della libertà di progettazione. La piattaforma 100% elettrica del veicolo ha permesso di elaborare in modo diverso i componenti esistenti, eliminando alcuni limiti. Negli anni le tradizionali griglie dei veicoli a combustione interna sono state declinate in varie forme e versioni, ma dovevano mantenere un certo grado di ventilazione per il sistema di raffreddamento del motore del veicolo ed essere abbastanza resistenti da sopportare l’impatto con eventuali sassi sollevati dal fondo stradale. Questi aspetti funzionali limitano da sempre il design e l’aspetto del componente. Il concept Ariya invece, essendo privo di motore tradizionale, non ha bisogno di questo tipo di griglia. I designer hanno deciso di reinventare questo spazio aggiungendo un nuovo tipo di elemento frontale. La calandra “shield” è costituita da un singolo pezzo composto al suo interno da un pattern geometrico tradizionale giapponese, per una nuova espressione EV che enfatizza il J-DNA di Nissan. “La superficie non ha aperture,” ha spiegato Giovanny Arroba, Program Design Director di Nissan. “È liscia come uno specchio d’acqua silenzioso, con il pattern kumiko visibile appena sotto la superficie”- Dare forma a questa idea di quiete non è stato semplice. Arroba e il team di progettazione hanno testato lo “shield” in ogni suo aspetto, dallo spessore del materiale alla quantità di lamelle metalliche da inserire nella vernice per far emergere il pattern kumiko nella sua versione reinventata per l’era dei veicoli elettrici. Per proteggere la calandra e la tecnologia in essa contenuta dagli agenti atmosferici più aggressivi e dai detriti stradali, i designer hanno usato lo stesso tipo di policarbonato impiegato per i fari. L’idea è quella di creare un elemento non solo resistente e funzionale, ma anche esteticamente impeccabile, con proporzioni aerodinamiche ottimali e in grado di comunicare il nuovo stile Timeless Japanese Futurism di Nissan. “Ovviamente trattandosi di un concept avremmo potuto adottare altri approcci più diretti,” ha aggiunto Arroba. “Ma volevamo trovare un equilibrio autentico tra l’intenzione stilistica e i requisiti meccanici”.
(ITALPRESS).

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