Domenica, 17 Novembre 2019
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Il sospetto di un furto getta ombre sulle origini degli Europei

Scienza Tecnica
Il sito archeologico di Untermassfeld, dove finora sono stati trovati i resti fossili di 14.000 grandi animali che risalgono al periodo compreso tra 900.000 e 1,2 milioni di anni fa (Marc Steinmetz)
© ANSA

C'è il sospetto di un furto di reperti fossili dietro tre studi che dal 2013 hanno ridisegnato le origini degli Europei, retrodatandole di circa 500.000 anni. La denuncia, come riporta la rivista Nature sul suo sito, è contenuta in una pubblicazione sul sito bioRxiv, che raccoglie articoli non ancora sottoposti al processo di revisione tra pari alla base di ogni lavoro scientifico.

Primi firmatari dell'articolo sono Wil Roebroeks, dell'Università olandese di Leiden, e Ralf-Dietrich Kahlke, che dirige il museo Senckenberg di Paleontologia del Quaternario, nella città tedesca di Weimar. Entrambi parlano di "trasporto di fossili in anonimi pacchi" recapitati a un museo tedesco a Schleusingen e di "ripetute sparizioni di ossa dal sito di Untermassfeld", 150 chilometri a Nord di Francoforte, che comprende più di 14.000 resti fossili animali datati tra 900.000 e 1,2 milioni di anni fa. La rivista Nature conferma che è in corso un'indagine sui furti da parte della magistratura tedesca.

La pubblicazione di bioRxiv mette in dubbio le conclusioni degli ultimi studi condotti a Untermassfeld, che attribuiscono al sito anche una presenza umana, mai dimostrata finora, portando così a retrodatare le origini dei primi europei. Stando a quanto spiega Kahlke, che in passato ha condotto scavi a Untermassfeld e ha denunciato alla polizia furti di fossili dal sito, "i primi insediamenti umani europei sarebbero datati tra 800.000 e 1 milione di anni fa, localizzati nel Sud del Continente, con le prime incursioni sporadiche nelle regioni più a Nord intorno a 500.000 anni fa".

Gli interessati però smentiscono questo scenario, sostenendo su Nature che le loro conclusioni sono basate sull'analisi di "collezioni private di ossa e rocce" e non su reperti rubati. Come, tuttavia, sottolineano sia la rivista britannica sia Kahlke, non c'è prova del coinvolgimento nei furti degli autori degli studi che, interpellati da Nature, annunciano la prossima pubblicazione di una dettagliata risposta ai dubbi sollevati su bioRxiv. Al momento, quindi, il caso sembra differente dalla truffa del cranio di Piltdown del 1912, riguardante il falso rinvenimento di resti fossili spacciati come appartenenti a una sconosciuta specie di ominide.

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