Martedì, 26 Marzo 2019
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Cocomero pontino tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali

Terra e Gusto
© ANSA

(ANSA) - ROMA, 14 MAR - La schiera dei Pat, "Prodotti Agroalimentari Tradizionali", si arricchisce del gusto del Cocomero pontino, varietà orticola del basso Lazio riconosciuta eccellenza non solo locale, ma nazionale, con decreto del Ministero delle Politiche agricole pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento rappresenta la diciannovesima revisione dell'elenco nazionale dei Pat, dal 2008 considerati espressione del patrimonio culturale italiano.

In provincia di Latina, ad essere coinvolte nella produzione dell'anguria sono circa 70 cooperative agricole, per un totale di oltre 300 aziende ad indirizzo polivalente, 6 centri di imballaggio e 8 vivai per la produzione di piantine innestate.

La zona di coltivazione del Cocomero pontino riguarda i comuni di Sabaudia, San Felice Circeo, Terracina, Latina, Pontinia, Sezze, Priverno, Aprilia e Cisterna di Latina.

Tra i terreni considerati più vocati per le primizie e le produzioni di eccellenza, l'area compresa tra Terracina, Sabaudia e Fondi, il celebre Triangolo d'Oro, dove si concentra la maggior parte del raccolto. A rendere l'anguria pontina particolarmente apprezzabile, secondo un panel test di esperti, è soprattutto la speciale dolcezza della polpa, dovuta al livello zuccherino compreso tra i nove e i dieci gradi.

Il riconoscimento, sottolineano i promotori della candidatura in una nota, premia il lavoro avviato la scorsa estate con 'RED: Rurale - Eccellente - Differente', il progetto di valorizzazione del cocomero pontino voluto dal presidente della cooperativa Latina Ortaggi, Claudio Filosa, e da Tiziana Briguglio, autori insieme a Giuseppe Nocca, Lillina Olleia, Tiziana Zottola, il professor Cesaretti e l'agenzia di marketing In Brand, dell'opera di sensibilizzazione al consumo del prodotto "made in Latina". "Siamo felici ed emozionati", ha commentato Filosa.

Si definiscono "Prodotti Agroalimentari Tradizionali" quei prodotti le cui metodiche di lavorazione, conservazione e stagionatura risultano consolidate nel tempo. In particolare, devono risultare praticate sul territorio di riferimento in maniera omogenea secondo regole tradizionali e protratte nel tempo, comunque per un periodo non inferiore ai 25 anni. (ANSA).

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