Martedì, 10 Dicembre 2019
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A Venezia le radici Maya di Albers

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VENEZIA - L'arte di Josef Albers e le forme e il design dei monumenti precolombiani che ebbe modo di studiare nel corso dei suoi numerosi viaggi in Messico sono il filo conduttore della mostra che gli viene dedicata dalla Collezione Peggy Guggenheim dal 19 maggio al 3 settembre a Venezia. Sarà esposta una selezione di dipinti giovanili, tele iconiche appartenenti alle note serie "Variante/Adobe" (1947-1952) e "Omaggio al quadrato" (1950-1976), raramente visibili, insieme a opere su carta e a una selezione di fotografie e foto-collage, molte delle quali presentate per la prima volta al pubblico, realizzate da Albers durante le sue visite presso i siti archeologici messicani, cominciate a partire dai primi anni '30. Con lettere, studi, fotografie inedite, e dipinti provenienti dal Museo Solomon R. Guggenheim di New York e dalla Fondazione Anni e Josef Albers, Josef Albers in Messico permette di contestualizzare ulteriormente la ancor poco nota produzione fotografica di Albers, offrendo così una nuova lettura dei suoi più celebri lavori astratti. Artista, poeta, teorico, professore di arte e design prima al Bauhaus a Dessau, poi a Berlino, e successivamente, una volta trasferitosi negli Stati Uniti nel 1933, al Black Mountain College e all'Università di Yale, durante la sua lunga carriera Albers ha lavorato con diverse tecniche, dalla pittura all'incisione, dall'arte murale all'architettura. I collage di Albers mostrano il rapporto che si venne a creare tra la geometria e gli elementi formali dei monumenti precolombiani e le sue iconiche tele astratte e i lavori su carta. Alcuni di questi prendono il titolo da specifici siti archeologici, rivelando diverse somiglianze con i dipinti astratti, somiglianze messe in evidenza in mostra. Il suo lavoro si oppone a quello degli artisti rivoluzionari messicani, incontrati durante i suoi viaggi, tra cui anche Diego Rivera. Al tempo stesso il suo lungo impegno nello studio dell'arte e dell'architettura messicani lo rende un precursore, nella storia dell'arte americana, del secondo dopoguerra, quando artisti più giovani, come Donald Judd, Ad Reinhardt e Robert Smithson, guardano alle antiche tradizioni con una nuova sensibilità e auto-consapevolezza. (ANSA).
   

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