Sabato, 16 Febbraio 2019
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IL CASO

Aquarius, il Tribunale del Riesame di Catania: "Non ci fu traffico illecito di rifiuti"

Aquarius, traffico illecito di rifiuti, Sicilia, Cronaca
Aquarius

«Esiste la ritenuta potenziale infettività dei rifiuti derivanti dalle operazioni di salvataggio (nello specifico vestiti e biancheria intima) che dunque avrebbero dovuto essere riferiti come rifiuti sanitari a rischio infettivo o sanitari pericolosi, tuttavia è insussistente il contestato reato di traffico illecito di rifiuti».

E’ la motivazione alla base del provvedimento del Tribunale del riesame di Catania con il quale ha annullato il decreto del Gip che disponeva il sequestro di 200 mila euro da due conti correnti intestati a Francesco Giannino, titolare della 'Mediterranean shipping agency' di Augusta (Siracusa), indagato nell’ambito di l’inchiesta «Bordeless» sulla gestione di rifiuti da navi di Ong.

I giudici hanno anche ritenuto illegittimo il metodo d calcolo del profitto basato dalla Procura su una norma dell Convenzione Marpol che era inapplicabile, riferendosi ad altro contesto e non alle condizioni economiche relative allo smaltimento dei rifiuti.

Nell’inchiesta della Procura di Catania vi è la gestione dei rifiuti da navi di Ong, com la Aquarius di Medici senza frontiere per cui è ancora pendente un provvedimento di sequestro emesso dal Gip per lo stesso reato che il Tribunale del riesame ritiene non configurabile.

«Gli indumenti ed i vestiti indossati dai migranti, a rischi di contaminazione da agenti patogeni e virus infettivi, ed i rifiuti alimentari rappresentati dagli scarti degli alimenti somministrati ai migranti a bordo, potenziali veicoli, per contatto diretto, di microorganismi, virus e tossine - scrivono il presidente Sebastiano Mignemi e la relatrice Laura Benanti - non potevano essere raccolti e smaltiti in modo indifferenziato, quali residui del carico, assimilati ai rifiuti solidi urbani, bensì previa qualificazione degli stessi come rifiuti sanitari a rischio infettivo o sanitari pericolosi, e con modalità rispettose della salute pubblica».

Per i giudici, la «pluralità delle operazioni, e financo l’abitualità della condotta, non è però sufficiente a far ritenere integrato il reato contestato di traffico illecito di rifiuti essendo infatti necessario un quid pluris, consistente nell’allestimento di mezzi ed attività continuative organizzate. In altri termini una struttura rudimentale, nel cui alveo ricondurre i traffici illeciti, organizzando una forma di impresa». Secondo il Tribunale del riesame le indagini avrebbero fotografato le modalità di smaltimento dei rifiuti prodotti a bordo delle due navi, Vos Prudence e Aquarius, quali attività semplici, non involgenti mezzi nè organizzazione.

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