Sabato, 24 Agosto 2019
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RICORSI RESPINTI

Processo Ruby bis, la Cassazione conferma le condanne per Emilio Fede e Nicole Minetti

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Emilio Fede

Sono «inammissibili» per la Cassazione i ricorsi dell’ex direttore del Tg4 Emilio Fede e dell’ex consigliera regionale lombarda Nicole Minetti contro la sentenza con la quale la Corte di Appello di Milano, il 7 maggio 2018, nel processo 'Ruby bis' - sulle serate del bunga-bunga nella villa di Silvio Berlusconi ad Arcore - li aveva condannati per favoreggiamento della prostituzione.

Per Fede, che ha 87 anni e la salute un pò malandata, è dunque definitiva la condanna a quattro anni e sette mesi di reclusione e potrebbe ottenere i domiciliari, forse evitando del tutto anche di passare un solo giorno in carcere. Minetti, invece, ex igienista dentale prima di essere eletta al Pirellone, potrà usufruire delle misure alternative avendo una pena inferiore ai tre anni.

Nella sua requisitoria, il sostituto procuratore generale della Cassazione Pina Casella ha sottolineato che il verdetto d’appello bis è «ineccepibile», essendo state «colmate» le lacune riscontrate dalla stessa Suprema Corte nel 2015 che aveva annullato il primo appello incaricando i giudici di merito di specificare meglio i singoli episodi di favoreggiamento.

Ad avviso del Pg, inoltre, merita piena «attendibilità» la testimonianza di Imane Fadil, la modella morta il primo marzo per cause ancora da chiarire e sulle quali indaga la Procura di Milano. Le sue dichiarazioni, ha detto Casella, sono «pienamente riscontrate da quelle di Chiara Danese e Ambra Battilana, e dalle intercettazioni telefoniche». Nei suoi confronti Fede, conoscendo le difficoltà economiche della ragazza, esercitò «pressioni» - da qui l’ulteriore accusa di tentata induzione alla prostituzione che grava solo su di lui - «affinchè Fadil passasse la notte ad Arcore con Berlusconi in cambio di cinquemila euro».

Ma la modella marocchina non si prestò e ricevette lo stesso i soldi che l’ex premier le diede «per generosità». Agli avvocati di Fede e Minetti che hanno tentato di smontare l'accusa di prostituzione parlando di ragazze 'mantenute' e non 'prezzolate', e addirittura chiedendo di rimandare alla Consulta la legge Merlin, il Pg ha obiettato che «è dimostrata l’attività prostitutiva ad Arcore».

«La mantenuta non fornisce prestazioni sessuali dietro compenso, ma lo fa nell’ambito di un rapporto consolidato, cosa da escludere sia avvenuta ad Arcore, e tanto basta ad escludere che le ragazze fossero delle mantenute, dato che al massimo si può parlare di 'favorite di turno'». Secondo fonti della difesa, Fede dovrebbe scontare alcuni mesi ai domiciliari e poi chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali.

La sua pena supera i quattro anni e dunque deve essere emesso un ordine di carcerazione che, tuttavia, può essere sospeso dagli stessi magistrati, dando 30 giorni ai suoi legali - Maurizio Paniz e Salvatore Pino - per chiedere i domiciliari in forza della sua condizione di ultrasettantenne. Il favoreggiamento della prostituzione non è un reato ostativo per questo genere di istanza, anche se la sospensione della pena non è automatica e decide la Procura generale.

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