Martedì, 19 Novembre 2019
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IL CASO

"Come ci piace il dolce ci deve piacere l'amaro", insulti a Falcone e Borsellino nello show Realiti

«Queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l’amaro». È la frase riferita a Falcone e Borsellino, pronunciata dal giovane cantante neomelodico siciliano, Leonardo Zappalà, 19 anni, in arte 'Scarface', inviato in studio nella prima puntata di Realiti, in onda mercoledì 5 giugno su Rai2, che sta provocando polemiche."

La frase è stata pronunciata quando il conduttore Enrico Lucci, dopo aver più volte invitato l’ospite a studiare la storia degli eroi siciliani e sottolineato che la mafia è il male, ha mandato in onda una grande foto dei due giudici come esempio proprio degli eroi che combattono la mafia, accolta da un grande applauso in studio. Zappalà era al centro di un video trasmesso dal programma, che raccontava il fenomeno degli interpreti neomelodici siciliani che cantano in napoletano.

Nel video si raccontava anche la storia di Niko Pandetta, detto 'Tritolo', con anni di carcere alle spalle e nipote del boss Turi Cappello. Nella clip Pandetta, non presente in studio, raccontava, tra l’altro, di aver finanziato il suo primo cd con una rapina. Nelle sue canzoni inneggia anche allo zio Turi, come punto di riferimento della sua vita.

Immediata la reazione dell'azienda in una nota: «La Rai ritiene indegne le parole su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino pronunciate da due ospiti della puntata di Realiti, andata in onda su Rai2 in diretta». Annunciando poi di  aver «avviato un’istruttoria per ricostruire tutti i passaggi della vicenda».

«Direttore di rete, conduttore, autori - prosegue la nota di Viale Mazzini - sono stati ampiamente sensibilizzati sulla necessità di porre la massima attenzione sulla scelta degli ospiti, delle tematiche e sulla modalità di trattazione di argomenti 'sensibili'; in coerenza con quanto ogni giorno la Rai testimonia attraverso programmi, eventi speciali e fiction dedicati alla sensibilizzazione della collettività contro la criminalità organizzata e a sostegno della memoria dei tanti martiri delle mafie. L’azienda - conclude il comunicato - ha avviato un’istruttoria per ricostruire tutti i passaggi della vicenda».

«La Rai non può fare da vetrina a chi inneggia ai boss e dileggia chi ha dato la vita per lottare contro la mafia», scrive su Facebook il segretario Usigrai, Vittorio Di Trapani, in merito al programma Realiti con Enrico Lucci. Di Trapani aggiunge anche un dettaglio: «Mi domando: ma davvero la #Rai aveva pagato l’albergo a uno che scrive canzoni sullo zio ergastolano, boss al carcere duro per mafia?», allegando la foto del voucher dell’albergo. Di Trapani rimanda, inoltre, a un post del giornalista Paolo Borrometi.

«Vedere insultare in un programma Rai Falcone e Borsellino o sentire inneggiare ai clan che vorrebbero realizzare attentati mi lascia esterrefatto - scrive il giornalista, più volte minacciato dalla mafia -. Un sedicente cantante neomelodico, tale Zappalà, su Rai2 ha detto che 'a Falcone e Borsellino, queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l’amaro' mi fa ribrezzo. Mi fa ribrezzo capire come si sia ridotta la nostra amata Italia, mi fa ribrezzo perché non penso che i giovani davanti alla tv abbiano avuto un esempio da 'servizio pubblico'».

«Il problema è che 'personaggetti' del genere non meritano di andare in Rai - aggiunge Borrometi -. Ed è grave che vengano invitati. Così come l’altro suo 'collega', tale Niko Pandetta, che, sempre su Rai2, ci ha spiegato che lo zio ergastolano (boss al carcere duro per mafia), Turi Cappello, scriva le sue canzoni dal carcere. Proprio quel Cappello che ha dato il cognome al clan Cappello di Catania che, secondo i magistrati, doveva realizzare un attentato con un’autobomba nei miei confronti e nei confronti degli uomini della mia scorta».

«Ma è possibile tutto ciò? C'è chi è morto per la giustizia, c'è chi dovrebbe saltare in aria secondo i piani dei clan - prosegue Borrometi -. E la Rai cosa fa? Fa parlare chi inneggia ai boss? Spero in una presa di posizione durissima dei vertici Rai. Io pago con orgoglio il canone Rai, lo pago perché credo nel servizio pubblico. Ma questo non è servizio pubblico. Almeno abbiate la decenza di non farci vedere chi considera Falcone e Borsellino due che si sono meritati la morte, o altri che santificano i boss dei clan che vorrebbero ammazzare me ed i ragazzi della mia scorta».

Dura presa di posizione anche da parte dal presidente della Vigilanza Rai, Alberto Baracchini: «La condanna da parte della Rai rispetto a quanto accaduto nel corso della puntata del programma 'Realiti' e l’avvio di un’istruttoria interna per accertarne le responsabilità sono misure doverose, ma non sufficienti. La grave offesa arrecata alla memoria di due esempi luminosi della lotta alla mafia si configura come un evidente omesso controllo da parte della governance del servizio pubblico, alla quale richiedo formalmente un controllo più rigoroso dei contenuti e degli ospiti delle trasmissioni».

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