Martedì, 10 Dicembre 2019
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LA SPARATORIA

Poliziotti uccisi a Trieste, il gip: "Nessun riscontro sulla malattia mentale del killer"

Alejandro Stephan Meran, nel corso della sparatoria all’interno della Questura di Trieste ha mostrato «lucidità» portando avanti «l'azione aggressiva». È quanto è rilevato nel decreto di fermo.

Il gip nell’ordinanza che dispone il carcere per l’uomo, accusato di aver ucciso due agenti e avere sparato contro altri otto poliziotti, rileva l'assenza di riscontri oggettivi su una possibile malattia psichica dell’uomo.

Secondo gli inquirenti le uniche prove in merito a un presunto disagio psichico provengono dalle testimonianze dei familiari e sono dunque di parte. Verifiche verranno fatte eventualmente in un momento successivo oppure nel caso che dalla Germania giungessero atti o documenti a comprovare che Alejandro era seguito da operatori sanitari per disagi psichici.

Secondo quanto si è appreso, investigatori e inquirenti troverebbero conferma di una lucidità dell’uomo anche nel fatto che l’ambulanza del 118 giunta con le auto della Volante e della Mobile a prendere i due fratelli dopo che erano stati chiamati da questi ultimi, non ha preso in carico Alejandro, proprio perché non avrebbe manifestato alcun problema.

La lucidità e la consapevolezza dell’azione compiuta da Alejandro è uno degli elementi che avrebbe convinto il gip a confermare completamente la richiesta della Procura di una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Alejandro ha sparato 16 colpi mentre gli agenti rispondendo al fuoco hanno esploso 6 colpi. Dunque sono stati 22 i colpi sparati in tutto nel pomeriggio di sangue alla Questura di Trieste.

Meran è sorvegliato in maniera costante e discreta, giorno e notte, al sesto piano dell’ospedale di Cattinara a Trieste, dove si trova ricoverato nel reparto di Medicina d’Urgenza. L’uomo è in una stanza da solo, sorvegliato a vista da un agente della penitenziaria, che staziona con lui nella stessa stanza, e da altri tre poliziotti che controllano dall’esterno.

Nessuno può avvicinarsi ad Alejandro se non personale medico. La vita nel reparto continua regolarmente, anche con visite ai degenti da parte delle rispettive famiglie.

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