Domenica, 19 Settembre 2021
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Nuovo Dpcm dal 15 gennaio. Mezza Italia in zona arancione. Confermato il coprifuoco

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Un reparto di terapia intensiva per pazienti affetti da coronavirus

Mezza Italia potrebbe essere da lunedì in zona arancione, con la Sicilia che potrebbe passare direttamente da gialla a rossa, e il governo già pensa in vista del nuovo Dpcm del 15 gennaio ad un’ulteriore stretta per arginare l’arrivo della terza ondata del virus, confermando buona parte delle misure attualmente in vigore, a partire dal divieto di spostamento tra le regioni.

I dati aggiornati della cabina di regia del ministero della Salute arriveranno nelle prossime ore ma le prime indicazioni confermano una risalita della curva epidemiologica che è ormai arrivata alla quarta settimana consecutiva. Numeri dunque sicuramente peggiori rispetto a quelli di 7 giorni fa con almeno 12 regioni che, alla luce dell’abbassamento della soglia dell’Rt che fa scattare il posizionamento nelle diverse fasce, sono a rischio di passaggio in una zona con misure più restrittive. Tre Regioni - Calabria (1.09), Liguria (1.07) e Veneto (1.07) - avevano in base all’ultimo monitoraggio un Rt superiore all’1 anche nel valore inferiore e, dunque, in caso di peggioramento, si collocherebbero automaticamente in zona arancione.

Altre 3 - Basilicata (1.09), Lombardia (1) e Puglia (1) - superavano l’Rt 1 nel valore medio e anche queste potrebbero essere arancioni. Rischiano anche l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia e le Marche, che sfioravano l’Rt 1 (rispettivamente 0.98, 0.96 e 0.99), la Sardegna, che aveva un Rt a 0.78 ma era classificata a rischio non valutabile - equiparato a rischio alto - poiché non aveva trasmesso i dati completi, il Lazio, che ha un indice di trasmissione di poco sotto l’1 e la Sicilia. Quest’ultima potrebbe però passare direttamente in zona rossa visto che i tecnici regionali, sulla base dell’alto tasso dei contagi, hanno suggerito un provvedimento simile della durata di 3 settimana al presidente Nello Musumeci.

Un ulteriore campanello d’allarme è arrivato dall’Agenas, l'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali: 9 regioni hanno superato la soglia di allerta (30%) per i posti occupati in terapia intensiva (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Bolzano, Trento, Puglia, Veneto) e sempre 9 sono quelle in cui invece è stata superata la soglia d’allerta del 40% dei posti nei reparti ospedalieri (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Bolzano, Trento, Veneto). Numeri aggiornati al 6 gennaio, ai quali si somma un altro dato fondamentale, quello relativo all’incidenza dei casi sul totale della popolazione. L'ultimo dato disponibile indica un’incidenza di 135 su 100mila abitanti ed è relativo al 29 dicembre ma, dice la stessa cabina di regia, «potrebbe essere sottostimato per il basso numero di tamponi effettuati nei giorni festivi». E, in ogni caso, è ben lontano da quei 50 casi ogni 100mila abitanti che sono la soglia limite per il ripristino del contact tracing.

In attesa dei nuovi dati e delle ordinanze che il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà entro domenica, l’Italia si prepara al fine settimana in arancione. In tutto il paese non ci si potrà spostare fuori dal proprio comune di residenza, salvo da quelli con popolazione non superiore ai 5mila abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia. Saranno chiusi i bar e i ristoranti, mentre restano aperti i negozi e sarà possibile andare una sola volta al giorno a trovare amici e parenti, nel limite di due persone oltre ai minori di 14 anni, nell’ambito del proprio comune. Per evitare che vengano aggirati i divieti, il capo della Polizia Franco Gabrielli ha dato disposizioni affinché ci siano «articolati e mirati servizi» di controllo lungo le principali strade e i nodi di trasporto.

Da lunedì si lavora al nuovo Dpcm

Da lunedì, con il ritorno al sistema delle fasce, si comincerà a lavorare al nuovo Dpcm, anche se l’impostazione è già chiara ed è quella di prorogare la maggior parte delle restrizioni fino al 31 gennaio. Verrà confermato il divieto di spostamento tra le regioni e il coprifuoco alle 22, così come la chiusura alle 18 dei bar e ristoranti nelle zone gialle. Non è ancora definito se rimarrà o meno la deroga per la visita a parenti e amici mentre dovrebbero rimanere ancora chiuse palestre e piscine. Di quest’ultimo aspetto si parlerà probabilmente nella prossima riunione del Cts e l’ipotesi è quella di agganciare aperture e chiusure al sistema delle fasce. Ma tutto resta vincolato al discorso della scuola: sarebbe impensabile che il governo consentisse ai ragazzi di andare in palestra ma negasse loro il rientro in aula.

I numeri che preoccupano

I dati del ministero della Salute indicano che rispetto al giorno precedente i nuovi casi sono stati 18.020, per un totale di 2.220.361 dall’inizio dell’emergenza. I tamponi eseguiti in 24 ore sono stati 121.275, oltre 57.000 in meno rispetto al giorno precedente, e il tasso di positività, risultato del rapporto fra casi positivi e tamponi, sale così al 14,8%, dopo che nei due giorni precedenti sembrava essersi attestato all’11,3%. In aumento anche i ricoveri nei reparti ordinari, con 117 in più in 24 ore (23.291 in totale), e quelli nelle unità di terapia intensiva, con 16 più del giorno precedente fra ingressi e uscite e 156 ingressi in 24 ore. Gli attualmente positivi sono 571.055, con un aumento di 2.343 in 24 ore; guariti e dimessi sono stati 15.659, per un totale di 1.572.015 dall’inizio dell’emergenza. I decessi sono stati 414 in 24 ore, con un incremento inferiore a quello registrato il 5 e il 6 gennaio, e con un numero complessivo che supera 77.000 (77.291).

Terapie intensive: soglia di allerta superata in nove regioni

Dopo i progressi delle scorse settimane, torna a aumentare il numero di regioni che supera la soglia d’allerta per i posti occupati da pazienti Covid in terapia intensiva: la media nazionale si attesta infatti al 30%, ma a superare questa soglia sono 9 regioni, ovvero 3 in più in una settimana. Cresce anche il numero delle regioni che superano la soglia d’allerta del 40% dei posti nei reparti ospedalieri: sono anche in questo caso 9, una in più rispetto a una settimana fa. Lo mostrano i dati dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) relativi al 6 gennaio.

 

 

 

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