Martedì, 12 Novembre 2019
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MANOVRA

Moody's, arriva la stangata: tagliato il rating dell'Italia, attesa per il Consiglio dei ministri

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Arriva la stangata di Moody's che taglia il rating dell'Italia a Baa3, portandolo a un passo dal 'non investment grade', in gergo il 'rating spazzatura'. Questo a poche ore dalla risposta che il governo dovrà dare a Bruxelles sulla contestata manovra.

Le motivazioni che hanno portato i tecnici dell'agenzia internazionale al downgrade sono legate al sostanziale cambio di rotta del governo italiano sul fronte della strategia di bilancio. Una deviazione che comporta - si sottolinea - un deficit "significativamente più elevato rispetto alle attese". Inoltre a non convincere Moody's sono le previsioni di crescita inserite dal governo nella manovra, giudicate troppo ottimistiche. Numeri che non produrranno l'auspicato calo del debito che resterà stabile attorno al 130% del pil. Anche - si aggiunge - per la mancanza di "un piano coerente di riforme". Un quadro dunque tutt'altro che roseo, e che potrebbe peggiorare - sottolinea
Moody's - se dovesse esserci una ulteriore escalation delle tensioni con la Commissione europea, con le chance di un addio dell'Italia all'euro - finora "molto basse" - che potrebbero aumentare.

Le critiche assomigliano molto a quelle che arrivano dalla Ue: troppe spese aggiuntive, debito che non scende e stime di crescita troppo ottimistiche. Insomma, la manovra italiana continua a spaventare Bruxelles, che però non teme un effetto 'contagio', nonostante lo spread continui a essere 'surriscaldato', anche per le tensioni che si sono registrate negli ultimi giorni tra i due azionisti della maggioranza gialloverde.

Il giorno dopo la consegna della lettera con i rilievi della Commissione, Pierre Moscovici, nella sua veste di 'guardiano dei conti' dei Paesi Ue, continua a gettare acqua sul fuoco, a ribadire che non c'è alcuna volontà di andare allo scontro e che, anzi, resta grande fiducia sulla possibilità di arrivare a un accordo attraverso il "dialogo costruttivo" intavolato con le istituzioni italiane. Dirimente, chiarisce però il commissario agli Affari economici, sarà la risposta attesa entro lunedì a mezzogiorno da parte del ministro dell'Economia Giovanni Tria.

Non è tanto il deficit al 2,4% l'importante, spiega il francese, quanto la deviazione rispetto all'aggiustamento 'strutturale' - definita nella lettera "senza precedenti" - che sfiora il punto e mezzo di Pil. Non solo nei piani presentati dal governo a Bruxelles manca l'aggiustamento richiesto per il prossimo anno dello 0,6% ma, anzi, il saldo strutturale (cioè il deficit al netto degli effetti del ciclo economico) peggiora di un ulteriore 0,8%. E manca, nell'orizzonte triennale presentato nel draft budgetary plan (Dbp) una chiara indicazione di discesa del debito, il vero tallone d'Achille del Bel Paese. Debito che resta "la spesa meno produttiva e più stupida di tutte", sottolinea ancora Moscovici chiarendo che la Commissione non ha intenti punitivi nei confronti di Roma - le missive sono partite, secondo le regole Ue, anche verso Spagna, Portogallo, Francia, Belgio e Slovenia - ma che "la palla ora è nel campo delle istituzioni italiane".

E proprio a questo rilievo sembra rispondere Luigi Di Maio assicurando che "l'obiettivo dell'Italia e del suo Governo è ridurre il debito. Questa manovra - spiega su Fb - punta a riportare l'Italia sui giusti binari europei".
Intanto è difficile che il testo vero e proprio della legge di Bilancio, approvata dal Consiglio dei ministri lunedì scorso, possa arrivare in Parlamento prima della chiusura di questa prima fase di confronto con Bruxelles, anche se il termine di legge per l'invio sarebbe fissato al 20 ottobre. Per evitare scenari negativi, che potrebbero arrivare al rigetto della manovra con la richiesta di presentarne una nuova, l'Italia dovrebbe modificare la sua impostazione. E i mercati sembrano credere a questa impostazione. Ma al momento il refrain nella maggioranza è che "i saldi sono quelli e non si cambiano". Lo stesso Giuseppe Conte, che ha avuto modo di confrontarsi in via informale con Angela Merkel e Emmanuel Macron, ha spiegato che "non c'è motivo di cambiare la manovra, ci siederemo al tavolo con la commissione. La lettera è l'inizio di un percorso".

La risposta, assicura Palazzo Chigi, arriverà nei tempi, a dimostrate che la volontà di "dialogo costruttivo" c'è anche da parte italiana. E Bruxelles ha già fatto sapere che martedì prossimo la Commissione esaminerà i pareri sulle manovre dei vari Paesi dell'Eurozona, compresa la nostra.

Oggi intanto è atteso un cruciale Consiglio dei ministri. "Potremmo non avere bisogno del 2,4% di deficit", commenta una fonte di governo, a tarda sera. L'ipotesi è di abbassare il rapporto tra deficit e Pil già per il 2019. Le fonti ufficiali di M5S e Lega informalmente continuano a smentire: i saldi non cambieranno. Ma a tarda sera, quando giunge la notizia del declassamento da parte di Moody's, arrivano le prime conferme che sì, sul tavolo del Cdm ci saranno alcune ipotesi di modifica della manovra, incluso l'abbassamento dal 2,4% a una cifra più vicina al 2% del Pil, per rispondere ai rilievi della Ue e alle fibrillazioni dei mercati.

Il downgrade, spiegano fonti leghiste, "era previsto". E sul tavolo, confermano, ci sono diverse ipotesi. Ma non è detto, aggiungono, che abbassare il deficit per il 2019 sia la soluzione. Nè per Bruxelles, né per le agenzie di rating. L'Ue pone infatti il problema del deficit strutturale e non di quello nominale: è la previsione del Pil - spiegano - a essere messa in discussione da Moscovici. Il giudizio che porta al declassamento pone invece sotto i riflettori altri fattori. Spetterà dunque al premier Giuseppe Conte e ai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini cercare una sintesi definitiva. E decidere se tenere il punto o, alla fine, cambiare qualcosa.

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