Venerdì, 02 Dicembre 2022
stampa
Dimensione testo

Mondo

Home Mondo Caos Brexit, la May sull'orlo del baratro: ma l'Ue tira dritto
LONDRA

Caos Brexit, la May sull'orlo del baratro: ma l'Ue tira dritto

La notte dei lunghi coltelli in casa Tory, preparata per settimane, si consuma in due ore: con un sfida alla leadership di Theresa May nel partito che azzoppa la premier nel pieno dell'arrampicata sugli specchi dell'ultimo sforzo negoziale sulla Brexit, minacciando di precipitare nel caos l'iter di uscita del Regno dall'Ue e un Paese intero. Ma le offre paradossalmente pure una chance di sopravvivenza, sebbene solo per il tempo di "completare una Brexit ordinata", come puntualizzato in un estremo appello condito dalla promessa di farsi da parte prima delle elezioni del 2022. E, chissà, una prospettiva di salvare quel faticoso accordo raggiunto con Bruxelles la cui ratifica a Westminster (rinviata in extremis per evitare una bocciatura certa) potrebbe tornare a galla a gennaio come unico salvagente, giusto un po' riverniciato, di fronte all'incubo a quel punto incombente del 'no deal'.

A tramare l'agguato, come già si sapeva, è stata l'ala dei brexiteers più radicali - guidata dal rampante Jacob Rees-Mogg e dietro le quinte da Boris Johnson - che dopo mesi di manovre, minacce e preannunci è riuscita a mettere insieme le 48 lettere necessarie di deputati favorevoli alla mozione di sfiducia, pari al quorum richiesto del 15% del gruppo parlamentare. E a innescare la convocazione del voto da parte di Graham Brady, presidente del Comitato 1922, l'organismo che da quasi un secolo sovrintende alla spietate rese dei conti interne al Partito Conservatore. Un voto segreto, affidato al giudizio senz'appello dei 317 membri Tories titolari oggi d'un seggio alla Camera dei Comuni (May compresa): 159 dei quali - il 50% più uno esatto - sufficienti a chiudere la partita in un senso o nell'altro.

La premier ne è stata informata ieri sera, reduce dai colloqui supplementari di Bruxelles, Berlino e L'Aia alla ricerca di "rassicurazioni" aggiuntive sul backstop: il meccanismo vincolante di garanzia sul confine aperto fra Irlanda e Irlanda del Nord che rende per ora indigeribile l'intesa ai dissidenti della sua maggioranza parlamentare. Ha quindi rinunciato a una successiva tappa a Dublino e si è fermata a Londra, decisa ad "affrontare la sfida", come ha subito chiarito in un discorso alla nazione all'ombra dell'albero di Natale di Downing Street e poi in un acceso Question Time del mercoledì ai Comuni. I suoi richiami sono stati all'insegna dell'appello a evitare salti nel buio (cambiare leader ora "sarebbe irresponsabile", le ha dato una mano il veterano Ken Clarke, deputato Tory eurofilo pronto ormai a riallinearsi alla sua strategia), ma anche di una sorta di ultimatum: se salto io, i tempi necessari per dar vita a una nuova leadership imporranno di "rinviare o revocare" l'articolo 50 di notifica della Brexit. E far quindi slittare o saltare del tutto l'addio del Regno all'Ue fissato per il 29 marzo 2019.

In buona sostanza May ha fatto leva sulla (presunta) assenza di alternative: salvo quella fra una proroga pur temporanea del suo mandato, residua garanzia dell'impegno a rispettare il risultato referendario del 2016, a escludere un referendum bis e a concludere nello stesso tempo un divorzio soft concordato; e una stagione "d'incertezza", magari con l'arrivo a Downing Street del leader laburista Jeremy Corbyn, contrastato in un botta e risposta rovente al Question Time e additato ancora una volta ai Tories come il grande spauracchio.

Un bivio, insomma, il cui attraversamento non ha mancato di suscitare trepidazioni sui mercati, a Bruxelles e nelle altre capitali europee. Dove alla possibilità di aiutare lady Theresa a strappare una ratifica dell'accordo di novembre - se non altro per evitare l'horror vacui di una Brexit sospesa nel nulla - c'è ancora chi ci crede. A cominciare dal premier irlandese Leo Varadkar, parte interessata come nessun'altra a un compromesso. Ma c'è anche chi, come Angela Merkel, mostra di essere sul punto di perdere la pazienza e ricorda che un'intesa sul tavolo esiste e nessun leader britannico, vecchio o nuovo, "può ritrattarla". Mentre inizia a predisporre le carte per la bufera d'un epilogo "hard" se Londra non saprà darsi una regolata.

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

Correlati

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook