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Xi punta alla trattativa diretta con Trump: "Ci difenderemo da dazi e pressioni economiche"

Trattativa diretta e ritorsioni modulate, quando necessario. La Cina del presidente Xi Jinping è arrivata più preparata allo tsunami dei dazi 2.0 di Donald Trump. Nel 2017, la leadership comunista fu colta di sorpresa dalle spallate del tycoon, ma questa volta la strategia di Xi si è delineata ben prima delle elezioni americane dello scorso novembre. Nei piani di Pechino c'è l’intenzione di trarre il massimo vantaggio dalle mosse di Trump sulla convinzione che la Cina attuale sia diversa da quella di otto anni fa, più forte sugli scenari internazionali anche se con l’economia ammaccata.

I primi passi di Xi per gestire le tensioni

Come primo passo, Xi ha voluto ridurre le tensioni con i vicini India e Giappone, e martedì ha incontrato virtualmente il presidente russo Vladimir Putin per ribadire l’impegno comune a portare le relazioni su nuovi livelli e per ostentare un’unità strategica all’indomani dell’insediamento di Trump. La via maestra resta il negoziato diretto per evitare una guerra commerciale: Xi ha avuto una telefonata con il tycoon venerdì scorso e ha inviato il vicepresidente Han Zheng, figura protocollare, alla cerimonia di insediamento di Washington.

La strategia di Pechino e le risposte al tycoon

«Pechino, che preferisce i canali secondari, vuole capire cosa realmente voglia il tycoon - ha detto una fonte diplomatica interpellata dall’ANSA -. L’ipotesi è che Washington e i suoi alleati saranno ostili alla Cina anche in futuro». Per questo, Xi punta coi negoziati ad allentare le pressioni sull'economia mandarinese sbilanciata sull'export e alle prese con la crisi immobiliare, la deflazione e i consumi asfittici.

Tuttavia, le risposte del leader comunista non mancheranno, se necessario. Rispecchiando le politiche Usa degli ultimi anni, Pechino ha già creato controlli all’export, restrizioni agli investimenti e indagini normative capaci di danneggiare le aziende Usa. A fine 2024, ha bloccato le spedizioni verso l'America di minerali essenziali per produrre i microchip e ha avviato un’indagine antitrust su Nvidia.

Prime avvisaglie di un confronto prolungato

«E' chiaro che in questo inizio la Cina è il vincitore, dato che Trump sta valutando di visitare il Paese nei suoi primi 100 giorni in carica», ha osservato su X, Alicia Garcia Herrero, capo economista per l’Asia-Pacifico di Natixis. Malgrado gli annunci, The Donald non ha lanciato i dazi contro il Dragone nel primo giorno alla Casa Bianca e ha congelato il bando sull'app di proprietà cinese TikTok per 75 giorni in vista della soluzione sugli assetti societari.

Trump ha però minacciato martedì dazi del 10% al Dragone «sulla base del fatto che stanno inviando fentanyl in Messico e Canada», quanto all’oppiaceo causa di un grave fenomeno sociale in America i cui precursori chimici sono in prevalenza prodotti in Cina. «Siamo fermamente determinati a difendere gli interessi nazionali», ha replicato Pechino. Prime avvisaglie di un lungo confronto.

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1 Commento

Armando

22/01/2025 21:47

Si scontreranno due mondi diversi !Paghera' sempre il popolo.?

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