Domenica, 15 Settembre 2019
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IL CASO

Conte ha deciso la revoca del sottosegretario leghista Siri

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Il sottosegretario Armando Siri

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha deciso la revoca del sottosegretario leghista Armando Siri, indagato dalla procura di Roma per corruzione.

Il decreto di revoca, a quanto si apprende, è stato adottato dal premier, sentito il Cdm che ha a lungo dibattuto.

«Basta coi litigi e con le polemiche, ci sono tantissime cose da fare: flat tax per famiglie, imprese
e lavoratori dipendenti, autonomia, riforma della giustizia, apertura dei cantieri, sviluppo e infrastrutture: basta chiacchiere, basta coi no e i rinvii». Lo dichiarano fonti della Lega al termine del Consiglio dei ministri.

«Ci sarà un decreto per la revoca di Armando Siri. Dal Cdm, dopo una discussione franca e non banale, c'è stata piena fiducia sul mio operato e il governo ha preso la decisione più giusta», ha detto il premier Giuseppe Conte arrivando alla Sinagoga.

Il ministro e vicepremier M5s Luigi Di Maio rilascerà una dichiarazione in sala stampa, a Palazzo Chigi, sul Consiglio dei ministri appena concluso, che ha portato al ritiro delle deleghe al sottosegretario leghista.

«Discussione civile e pacata» nel Cdm sulla revoca di Armando Siri. Lo affermano fonti della Lega. E aggiungono che sono intervenuti i ministri Bongiorno e Salvini per ribadire «fiducia nel premier ma anche difesa del sottosegretario Armando Siri, innocente fino a prova contraria».

"Lo slogan della Lega prima gli italiani, con Siri, assume una variante: tutti gli italiani sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri. Siri ottiene un mutuo da quasi 600mila euro senza nessuna garanzia. Chiediamo a tutti gli italiani se possono farlo. Se stamattina si recano in banca, possono avere le stesse condizioni? Va da se che Siri si deve dimettere per la vicenda Arata, ma la Lega dovrebbe prendere subito provvedimenti su chi compra palazzi senza garanzie con soldi da San Marino. E’ una questione di giustizia sociale, di correttezza verso tutti i loro elettori che, anche lavorando duramente, devono comunque produrre garanzie su garanzie. Mi lascia perplessa questa difesa ad oltranza del sottosegretario. Sarebbe il caso di cambiare lo slogan: prima le garanzie, poi il mutuo". Lo afferma in una nota Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia.

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