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Coronavirus, Italia divisa in 3 aree: Calabria verso la chiusura di scuole e università

Saranno tre aree e tre scenari di riferimento, oltre a parametri precisi, a guidare le decisioni del ministero della Salute che, con ordinanze mirate, potrà includere una determinata Regione in una delle tre fasce di rischio con relative misure di restrizione anti-pandemia.

Lo ha annunciato ieri nelle comunicazioni alla Camera e al Senato il premier Giuseppe Conte ed i tre scenari sarebbero già previsti nel documento dello scorso 12 ottobre redatto da Istituto superiore di sanità e ministero della Salute.

Si terrà conto anche dell'indice di trasmissibilità Rt. In pratica, ha spiegato il premier, ci sarà un'area riservata alle regioni a rischio alto, di scenario 4, con le misure più restrittive; una seconda area, con Regioni a rischio alto ma compatibili con lo scenario tre, con misure lievemente meno restrittive; infine ci sarà una terza area con le restanti regioni, con rischio minore.

E potrebbero essere la Calabria, il Piemonte e la Lombardia le regioni che, sulla base dei dati dell'ultimo monitoraggio dell'Istituto superiore di sanità, rischierebbero di rientrare nelle prime ordinanze del ministero della Salute con la previsione di misure più restrittive, collocandosi in uno scenario 4 di rischio alto.

I 3 scenari - più un primo che appare ad oggi superato - sono illustrati appunto nel documento "Prevenzione e risposta a COVID-19", dello scorso 12 ottobre. In particolare lo scenario 2 è caratterizzato da una situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa ma gestibile dal sistema sanitario nel breve-medio periodo, con valori di Rt regionali compresi tra 1 e 1,25.

Lo scenario 3 si delinea invece a fronte di una situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo, con valori di Rt regionali compresi tra 1,25 e 1,5.

Lo scenario 4, il più grave, si caratterizza infine per una situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali maggiori di 1,5. Per ogni scenario sono poi previste diverse classificazioni del rischio regionale, da basso a molto alto.

Se tali parametri saranno quelli utilizzati in questa fase, allora per le regioni in scenario 4 e rischio alto (che vi si trovino da meno di 3 settimane) le misure indicate sono: chiusura scuole/università (incrementale: classe, plesso, su base geografica); limitazioni della mobilità (da/per zone ad alta trasmissione) ed eventuale ripristino del lavoro agile.

Se la condizione di rischio alto permane da oltre 3 settimane, le misure previste nel documento sono: restrizioni estese regionali e provinciali; ripristino su vasta scala del lavoro agile e di limitazione della mobilità individuale. La classificazione di una regione in uno dei tre scenari indicati sarà decisa dal ministero della Salute sulla base di vari parametri di riferimento.

Alcuni di essi sono stati indicati dallo stesso premier: si tratta dell'indice Rt, dei focolai e della situazione di occupazione dei posti letto negli ospedali. Già con il decreto dello scorso 30 aprile, si fissavano degli indicatori di allerta per la fase 2, quella che è seguita al lockdown generale.

Erano stati allora individuati 21 indicatori, e questi stessi criteri potrebbero rimanere validi anche per la fase attuale. Tra i 21 criteri soglia compaiono il numero di casi sintomatici notificati per mese, il monitoraggio della percentuale di tamponi positivi e il tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi, il numero di strutture residenziali con criticità, il numero di accessi al Pronto soccorso ed il tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva per pazienti COVID-19, che non deve superare il 30%.

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