Lunedì, 10 Maggio 2021
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DISCORSO DI FINE ANNO

Mattarella: "Vaccinarsi è un dovere, io lo farò. E' il mio ultimo anno da presidente"

«Il piano europeo per la ripresa, e la sua declinazione nazionale - che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse - possono permetterci di superare fragilità strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere come avrebbe potuto».
presidente repubblica, Sergio Mattarella, Sicilia, Politica
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«Questo è il mio ultimo anno al Quirinale» e sarà un anno interamente dedicato alla ripartenza dell’Italia. Il presidente Sergio Mattarella chiude con quest’assicurazione personale il suo sesto discorso agli italiani. Ripartenza è infatti la parola chiave di un messaggio sobrio, a tratti doloroso, ma che in appena 14 minuti ha sferzato la politica chiedendo uno scatto morale che allontani i partiti dalla tentazione di capitalizzare «illusori interesse di parte». Un accenno forse ai venti di crisi che agitano la maggioranza in questi giorni di festa e che non sarebbero compresi dentro un’emergenza che non ha precedenti nel dopoguerra. Il presidente della Repubblica, per la prima volta apparso ai cittadini in piedi di fronte al cortile d’onore del Quirinale con la mascherina in vista appoggiata sul leggio, è andato subito al sodo attaccando il tema del giorno, il negazionismo sui vaccini: «la scienza ci offre l’arma più forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere. Tanto più per chi opera a contatto con i malati e le persone più fragili», scandisce con estrema serietà il capo dello Stato.

«Io lo farò non appena possibile», garantisce dopo aver più volte sottolineato come oggi la scienza sia l’unico faro ad illuminare una strada mai stata così buia.
Ma chiuso il capitolo vaccini, il presidente si concentra sul prossimo futuro, sulla ripresa economica, sulla necessità di non perdere l’occasione del Recovery fund. E di non cadere nell’errore - questo l’invito al governo - di disperdere gli oltre 200 miliardi in via di stanziamento in mille rivoli. «Il piano europeo per la ripresa, e la sua declinazione nazionale - che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse - possono permetterci di superare fragilità strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere come avrebbe potuto». Insomma, il capo dello Stato non fa sconti a nessuno e ricorda che non ci sono alternative: «il 2021 deve essere l’anno della ripartenza». E perché sia così serve gettare il cuore oltre l'ostacolo, serve «cambiare ciò che va cambiato, rimettendosi coraggiosamente in gioco». Coraggio, quindi. L’emergenza è tale da non permettere mezze misure.
Non a caso Mattarella usa un termine evocativo, di forte impatto, quasi a voler ripulire il palcoscenico politico da scorie ancora recenti: «è l’ora dei costruttori», sillaba
immediatamente, richiamando alla memoria il suo contrario, quanti anche in politica hanno martellato, spezzettato, rottamato per scalare, pur legittimamente, consensi. Il 2021 non può più essere quel tempo, deve essere l’anno della ricostruzione, dell’unita «morale e civile». «Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori. I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova». Parole che sono ovviamente piaciute al premier Giuseppe Conte che le ha immediatamente fatte sue commentando il discorso del presidente così: «Ora arriva il compito più difficile, quello di continuare a restare coesi e di utilizzare rapidamente e al meglio le risorse utili a sostenere le persone più colpite da questa crisi, nella consapevolezza - come ha detto Mattarella - che 'ora è il tempo dei costruttori. Sono certo che ce la faremo». Come ormai sempre succede, unanime è stato il plauso delle forze politiche che con accenni diversi hanno sottolineato
diversi passaggi dell’intervento presidenziale. Il centrodestra ha in particolare apprezzato la frase sui «costruttori» e i passaggi nei quali Mattarella spiegava che non c'è più spazio per «perdite di tempo e distrazioni».
Il primo cittadino si è sforzato di non rimuovere i drammi di questo 2020 e di infondere nuova energia. Senza nascondere "errori e ritardi" nella gestione della pandemia ma richiamando la politica a non perdere il contatto con il Paese reale: «la fiducia di cui abbiamo bisogno si costruisce tenendo connesse le responsabilità delle istituzioni con i sentimenti delle persone». Senza dimenticare che l’aderenza al progetto europeo è un cardine del suo mandato e della genesi di questo esecutivo.
Un’unione europea che la pandemia ha svegliato e rinvigorito: "La Ue è stata capace di compiere un balzo in avanti. Ha prevalso l’Europa dei valori comuni e dei cittadini. Non era scontato. Ora le scelte dell’Unione Europea poggiano su basi nuove. L’Italia è stata protagonista in questo cambiamento».

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