Domenica, 25 Settembre 2022
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Calenda alla sfida delle firme: in stand-by il dialogo con Renzi. Salvini: flat tax 15% anche per dipendenti

Dopo lo strappo dal Pd, Carlo Calenda ha una priorità tecnica che pesa molto sulle scelte politiche: il divorzio anche da Più Europa l’ha reso orfano del simbolo e ora, per presentare quello di Azione alle elezioni di settembre, deve trovare più di 30 mila persone disposte a firmare. Un nodo burocratico che si porta dietro quello politico. Per Azione, infatti, un’alternativa potrebbe essere chiedere ospitalità nel simbolo di Italia viva, che è già al lavoro sul terzo polo. Ma il confronto fra Calenda e Matteo Renzi per adesso non sembra decollare. E poi, il leader di Azione punta comunque a presentare il proprio logo: non solo per avere la possibilità di correre da solo ma anche, nel caso in cui scelga la via del patto con Iv, per poter trattare ad armi pari con Renzi. Fra le due forze ci sono contatti ma ancora mancano quelli decisivi. Iv è la più propensa a stringere un’alleanza. Renzi ha messo Italia viva in silenzio elettorale: niente tweet, niente dichiarazioni a radio e tv. Ma, nei giorni scorsi, il leader di Iv lo ha detto chiaramente: «Noi lavoriamo al terzo polo, e chi ci dà una mano è benvenuto». Per i renziani sarebbe assurdo arrivare al voto del 25 settembre con due forze di centro che corrono l’una contro l’altra, mentre un terzo polo con Azione potrebbe aspirare tranquillamente al 10%. C'è poi da considerare che per Iv il superamento della soglia di sbarramento del 3% non è ancora scontato. Ma Calenda prende tempo e sembra frenare: Renzi? «Noi stiamo raccogliendo le firme e faremo una campagna fatta finalmente solo sulle cose da fare, le cose di buonsenso non sono né di destra né di sinistra. In questo momento sto lavorando a una cosa sola, a costruire un programma solido». Non sembra troppo convinto del patto con Iv il senatore di Azione, Matteo Richetti: «Renzi ha avuto una traiettoria non sempre lineare. In queste ore la nostra tentazione è di scrivere una pagina nuova per la politica italiana. Siamo pronti a raccogliere le firme e a mobilitare tutta Italia su questo».

Salvini: flat tax 15 per cento anche per dipendenti

«Vogliamo estendere la flat tax al 15% anche ai dipendenti. Ci possiamo riuscire in 5 anni. Ci sono già persone che la pagano e sono le partite iva». Lo dice Matteo Salvini parlando a "Radio Montecarlo".

M5s: chiuso termine candidature, Dibba e Casalino non ci sono

Alessandro Di Battista e Rocco Casalino, portavoce di Giuseppe Conte, secondo quanto si apprende da fonti del Movimento 5 stelle, non hanno presentato l'autocandidatura per partecipare alle parlamentarie del prossimo 16 agosto. Il limite per inoltrare la domanda era segnato per oggi alle ore 14:00 di oggi.

Rimodulazione collegi e candidature,ora Pd vuole correre

Enrico Letta, dopo l’addio di Azione, è determinato a recuperare il tempo perduto. Così, da Marcinelle - il luogo della tragedia che nel 1956 costò la vita a 262 minatori, di cui 136 italiani - fa partire la campagna elettorale: una maratona da disputare sui territori che avrà come mantra la scelta tra il centrosinistra da una parte e le destre, con Giorgia Meloni premier, dall’altra. A livello pratico, lo strappo di Carlo Calenda potrebbe avere come conseguenza il venir meno del veto a candidare negli uninominali i leader delle forze politiche inizialmente considerati divisivi, come Luigi Di Maio, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Ma, su questo, ancora non sono state prese decisioni. E ci sarà la necessità di rimodulare quel 24% di collegi previsti per la federazione Azione-Più Europa. Ma il clima è disteso e un primo confronto potrebbe essere intavolato con il partito di Benedetto Della Vedova, dopo che la direzione avrà ufficializzato la scelta di rimanere al fianco del Pd. La rotta è tracciata: «Riconosciamo e confermiamo l'importanza dei contenuti» dell’accordo col Pd, ha detto il presidente di Più Europa Riccardo Magi. Ed Emma Bonino è sulla stessa linea: «A me sembra che Letta abbia rispettato il patto, dal momento che era noto a tutti che aveva intese anche con Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Luigi Di Maio e Bruno Tabacci». Il grande obiettivo di Enrico Letta di costruire il campo più largo possibile, per contrastare alle urne un centrodestra unito e dato come favorito nei sondaggi, esce inevitabilmente ridimensionato dal dietrofront di Calenda. I dem dovranno vedersela anche con un potenziale terzo polo che potrebbe drenare voti sia a destra, sia a sinistra. Ma, nonostante le avversità (previste e non), la determinazione è forte: «Siamo già in campagna elettorale sui territori - dicono alcuni parlamentari Pd -. Le ultime due tornate elettorali ci hanno premiati, ora bisogna mettere in campo i migliori candidati possibili, quelli più forti agli uninominali». Al Nazareno non nascondono il rammarico per «la lunga sfilza di menzogne» di Calenda, ma al contempo sottolineano come «a smascherarle siano stati Magi, Bonino, Della Vedova». Ora, il mandato del partito è "non rispondere sui social» al leader di Azione per «non alimentarne» quella che viene bollata come «bulimia narcisistica», «una nuova variante, dopo Renzi, di populismo d’élite».

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