Giovedì, 14 Novembre 2019
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"Adrian", Celentano fa il bis in tv ma resta muto: la seconda serata fra attualità, "porti chiusi" e social divisi

I «porti chiusi», la «mania della sicurezza», la «voglia di difendersi con la pistola sul comodino», la convinzione che 'gli altri' «si sono fatti furbi», l'idea che «se non si blindano anche le finestre, i negri, gli zingari, te li trovi dentro il letto».

L’attualità irrompe sul palco del teatro Camploy di Verona, durante la seconda puntata di Adrian, lo show evento di Adriano Celentano in onda su Canale 5, con la satira di Giovanni Storti.

Lo spettacolo - che al debutto ha sfiorato i 6 milioni di spettatori, pari al 21.9% di share, con l’anteprima live, raccogliendone 4 milioni 544 mila spettatori con il 19.08% nei due episodi del cartoon disegnato da Milo Manara - vede tornare in scena anche Celentano, che ancora una volta spiazza.

Se nella prima serata si era concesso per un blitz di pochi minuti, questa volta si presenta in versione solo voce, nella
confessione affidata a 'padre' Nino Frassica, in cui il Molleggiato ironizza sull'omologazione tra Rai e Mediaset e spera in un’assoluzione 'a reti unificate'.

Poi riappare in carne e ossa, gilet, occhiali scuri, il 'Financial Times' arrotolato tra le mani, ma resta muto: la performance è una delle sue leggendarie pause.

«Prende pure un sacco di soldi di Siae, perché 'sta pausa qua l’ha scritta lui», chiosa Natalino Balasso, in scena nei panni del clochard.  Ma l’affondo satirico contro le politiche del governo gialloverde spetta a Storti, Giovanni del trio con Aldo e Giacomo.

«Chi comanda qui? Cos'è questa cosa che galleggia?», chiede a Frassica e Francesco Scali, i frati impegnati nella
selezione degli aspiranti 'migranti' verso un mondo nuovo, indicando l’imbarcazione sullo sfondo della scenografia.

«E' un’arca - risponde Scali - che serve per imbarcare persone piene di speranze, in cerca di un mondo più bello».

«Ma qui non si può più attraccare - risponde Storti - i porti italiani sono chiusi, non possono entrare neanche i pescherecci con i pesci, quelli lì si sono fatti furbi, uno si è travestito da tonno per cercare di passare, ma poi aveva la valigia e lo hanno beccato».

«Ma lei si sbaglia - lo incalza Scali -: quelli non è che arrivano, partono». «E allora - replica Storti - facciamoli partire, almeno qualche appartamento sfitto salta fuori».

Tra un riferimento a «quota 100» e al «reddito di cittadinanza», Storti 'graffia' di nuovo sulla mania per la sicurezza:

«La porta blindata è inutile, devi blindare anche le finestre altrimenti te li trovi dentro i letti, gli zingari, i negri».

E ancora, rivolto a Balasso, «un po' di sicurezza ci vuole: sai qual è la vera problematica? Non c'è la certezza della pena».

«Eppure - sottolinea Balasso - l’Italia paga multe salatissime perché le galere sono sovraffollate». ù

«E' questione di organizzazione: io ho uno giù in cantina che in 4 metri quadri tiene dentro 38 cinesi, ha pure i water a castello».

Anarchico per eccellenza del piccolo schermo, Celentano ha fatto di Adrian, che in confessionale definisce «la mia anima», un progetto innovativo e spiazzante. Per ora i risultati di ascolto sono molto positivi, anche se le perplessità non mancano nelle reazioni sui social, anche sul cartoon, ambientato nel 2068, in un futuro dispotico in cui l’orologiaio Adrian con la bella Gilda (una giovane e procace Claudia Mori), tra sesso e complicità, lotta contro i guardiani del potere corrotto (in particolare, gli occhialuti e nerboruti Orso e Carbone) che vuole tutti omologati. Nel mirino il volume degli spot, ma anche il ritmo, i 'buchi' nella trama, le scene ad alto tasso erotico che qualcuno considera eccessive per il prime time.

Ma c'è anche chi parla di «genio», chi apprezza l’audacia, chi semplicemente riconosce che ancora una volta Celentano è riuscito a creare l'evento, anche soltanto con l’attesa, e dunque «ha vinto lui».

© Riproduzione riservata

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